Indagano Lombardia per i camici gratis e non Zingaretti per 14 milioni di euro in mascherine mai consegnate

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Ci sarebbe anche Andrea Dini, titolare della Dama srl e cognato del governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana, tra gli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla fornitura di camici alla Regione nel periodo dell’emergenza da coronavirus. L’ipotesi di reato contestata sarebbe turbata libertà nel procedimento di scelta.

Il Nucleo speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Milano oggi si è recato in Regione Lombardia per un’acquisizione di documenti, una raccolta di informazioni legata all’inchiesta aperta dalla Procura di Milano.

In pratica, l’indagine riguarderebbe il fatto che la Regione Lombardia era riuscita nel pieno del caos sugli approvvigionamenti, ad ottenere gratis migliaia di camici facendo leva sui rapporti di parentela del governatore. In questo, danneggiando imprese che avrebbero fatto pagare la merce. Una inchiesta ai confini della realtà.

Fontana è riuscito ad ottenere migliaia di camici gratis ai sanitari lombardi, mentre nelle regioni vicine il governo distribuiva sacchi di spazzatura, ma lo indagano. Intanto, Zingaretti ha anticipato decine di milioni di euro a società cinesi per mascherine che non esistono, e nessuno lo indaga. Il motivo è tutto nella foto.

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La procura delle Repubblica ha aperto un fascicolo sulla vicenda dei camici alla Regione Lombardia:

Fontana ha trovato camici gratis per i medici mentre il governo li riforniva di sacchi di spazzatura: il falso scoop di Report e Fatto

Dopo le accuse, false, de “Il Fatto Quotidiano” nei confronti del governatore Attilio Fontana, la procura della Repubblica di Milano ha ufficialmente aperto un fascicolo relativo alla vicenda della fornitura di camici, gratis, alla regione Lombardia durante le fasi più delicate dell’emergenza Coronavirus.

La provocazione del conduttore di Report sul servizio pronto per questa sera: “Non vedo proprio perché non dovremmo andare in onda. In fondo raccontiamo un bel gesto”. Tanto voi raccontate solo cazzate, siete esperti.

Vox ha criticato Fontana, duramente, al tempo dell’involtino primavera, quindi siamo al di sopra di ogni sospetto.

Ci chiediamo come sia possibile che si inizi anche solo un’indagine su dei camici regalati e quindi costati zero ai contribuenti, mentre nessun cazzo di magistrato abbia nemmeno pensato di indagare Zingaretti per le decine di milioni di euro pagate in anticipo, e più volte, per mascherine inesistenti.

Operazione poi ripetuta dal suo collega di partito in Emilia Romagna Bonaccini.

C’è una sola spiegazione: metodo Palamara. Ormai avete meno credibilità di Renzi in un seggio elettorale.

L’uomo delle mascherine fantasma inguaia Zingaretti – VIDEO

Mascherine fantasma, Zingaretti ha scelto quelle più costose – VIDEO

Nelle scorse ore Fontana aveva già replicato alle infanganti accuse del quotidiano, nel quale si sosteneva che i 513mila euro di dispositivi di protezione destinati agli ospedali lombardi fossero finiti nelle casse di “Dama S.p.a” senza che fosse stata effettuata in precedenza una regolare gara d’appalto. Una società, altro punto focale delle accuse del Fatto, controllata dalla moglie dello stesso governatore Roberta Dini e dal fratello di quest’ultima Andrea.

Fontana ha spiegato ad AdnKronos di aver già dato disposizioni per querelare il Fatto: “Si tratta dell’ennesimo attacco politico vergognoso, basato su fatti volutamente artefatti e scientemente omissivi per raccontare una realtà che semplicemente non esiste”.

Una replica affidata anche alle pagine del profilo Facebook, dove il presidente della Regione ha rincarato la dose e si è difeso spiegando i fatti in modo più dettagliato: “Il testo del ‘Fatto’ in maniera consapevole e capziosa omette di dire chiaramente che la Regione Lombardia attraverso la stazione appaltante Aria non ha eseguito nessun pagamento per quei camici e l’intera fornitura è stata erogata dall’azienda a titolo gratuito”, ha puntualizzato ancora.

Una donazione, dunque, certificata anche dalla documentazione prodotta. “L’azienda accompagnava il materiale erogato attraverso regolare fattura stante alla base la volontà di donare il materiale alla Lombardia, tanto che prima del pagamento della fattura, è stata emessa nota di credito bloccando di fatto qualunque incasso”. Tra l’altro, proprio Dama, che peraltro aveva “convertito la sua produzione in dispositivi di protezione individuale per medici e operatori sanitari”, non era nuova a fornire il proprio contributo per affrontare la crisi Coronavirus in Lombardia, come ricordato dallo stesso Fontana, “si è distinta anche con una una donazione di 60.000 euro sul fondo straordinario per l’emergenza istituito da Regione Lombardia”.

Accuse infamanti, dunque, quelle subite da governatore, che ha accusato i suoi detrattori del Fatto: “Strumentalizzate a fini politici anche le donazioni a favore degli ospedali lombardi. Comprendo che l’esigenza sia far notizia e vendere copie, ciò che non comprendo sono le strumentalizzazioni scandalistiche tese a dare un’immagine distorta della realtà per abietti fini politici”.

Anche la trasmissione di Rai Tre è stata contattata prima della messa in onda del reportage. “Agli inviati della trasmissione televisiva ‘Report’ avevo già spiegato per iscritto che non sapevo nulla della procedura attivata da Aria e che non sono mai intervenuto in alcun modo”, ha raccontato Fontana, che ha poi aggiunto su Facebook:”Ho anche dato mandato a miei legali di diffidare immediatamente la trasmissione dal trasmettere un servizio che non chiarisca in maniera inequivocabile come si sono svolti i fatti e la mia totale estraneità alla vicenda”.

“Non vedo proprio perché non dovremmo andare in onda. In fondo raccontiamo un bel gesto”, ha replicato in modo provocatorio Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. “Senza di noi e senza il Fatto Quotidiano nessuno avrebbe infatti saputo che l’azienda del cognato del presidente della Lombardia ha donato ai suoi cittadini materiale sanitario. Prendiamo atto della discrezione di casa Fontana: il governatore che aveva elogiato pubblicamente Giorgio Armani per aver donato camici alla Sanità lombarda tace sulle buone azioni di casa propria”, ha concluso.




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