Roma invasa da bengalesi infetti, caccia a 1.300 sbarcati e poi spariti: rifiutano i tamponi

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Un Paese allo sbando che respinge turisti e fa entrare bengalesi.

Riflettori puntati sulla comunità bengalese, circa 25mila persone, dopo i 39 casi positivi registrati nei giorni scorsi a seguito del rientro di cittadini del Bangladesh nella Capitale. Dopo l’ordinanza della Regione su controlli più rigidi per scongiurare casi d’importazione, ieri 276 passeggeri provenienti da Dacca con un volo speciale della compagnia di bandiera Biman, sono stati accolti al Terminal 5, normalmente chiuso e utilizzato solo in caso di operazioni delicate come queste, per un rigido protocollo di controlli.

Ad attenderli, una task force di 24 medici coordinata dal direttore sanitario dello Spallanzani, Francesco Vaia, che ha predisposto per tutti i cittadini bengalesi sbarcati a Fiumicino, l’esame sierologico. A chi è risultato negativo, è stato indicato l’autoisolamento fiduciario presso il proprio domicilio, mentre ai positivi è stato fatto il tampone faringeo. Gli esami saranno eseguiti allo Spallanzani e nell’attesa di conoscere i risultati, per chi non aveva la possibilità di un alloggio dove auto-isolarsi per la notte, è stata messa a disposizione la struttura dell’Hotel Hilton all’interno dell’aeroporto. I positivi al tampone verranno immediatamente trasferiti in ambulanza all’ospedale Spallanzani.

Ma l’attenzione sulla diffusione del virus nella comunità bengalese è ben più ampia, fanno sapere dalla Regione, perché nei giorni scorsi, con altri cinque voli speciali, sono atterrati, sempre da Dacca (una tratta che normalmente non rientra tra le destinazioni collegate direttamente con l’aereoporto romano), altri 1.300 cittadini del Bangladesh. E ieri, allo screening organizzato dall’Asl di competenza, Roma 3 presso l’ospedale S. Caterina della Rosa, proprio per testare i componenti della comunità, non si è presentato quasi nessuno

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Intanto è alta la tensione all’interno della comunità bengalese romana. Lo dimostra il fatto che soltanto tre dei suoi componenti ieri si siano presentati in via Forteguerri, dove la Regione, con l’Asl Roma 2, ha allestito un drive in per fare i tamponi ai cittadini del Bangladesh. Spiega Fabrizio Ciaralli, direttore del distretto 5 dell’Asl 2: «Oggi, con il V Municipio, incontreremo i rappresentanti della comunità per organizzare un percorso di accesso al gazebo e sensibilizzarli».

Dalla comunità lamentano scarsa informazione e il timore di ritorsioni di stampo razzistico. Ma c’è chi ammette che alcuni bengalesi, non regolari, hanno paura a presentarsi al drive-in. Nure Alam Siddique detto Bachu, portavoce dell’Associazione Dhuumcatu, chiede sia residenze protette per i contagiati sia regole meno stringenti «per consentire anche ha chi ha il permesso di soggiorno scaduto di fare il ampone». «Alcuni partono da Dacca malati e vengono in Italia per farsi curare – racconta Mohammed Taifur Rahman Shah, presidente dell’Associazione Coordinamento Ital-Bangla & Sviluppo – Da noi il sistema sanitario è allo sbando e le cure sono a pagamento».

Non vanno sensibilizzati, vanno rimandati a casa e non devono più entrare.




4 pensieri su “Roma invasa da bengalesi infetti, caccia a 1.300 sbarcati e poi spariti: rifiutano i tamponi”

  1. meglio a roma c e la munnezza del parlamento di castrati che vogliono sti beduini negri infetti, spero che infettino tutti i parlamentari di sinistra che li vogliono , e spero che crepino tutti quanti nessuno escluso, ..magari pure qualche magistrato accoglione , o meglio qualche loro figlio

  2. Isolamento in strutture extrabitative
    L’Azienda Ulss che adotta il provvedimento di collocazione in isolamento ai sensi
    dell’art. 1, comma 6, del decreto legge n. 33 del 15.5.2020, in relazione al numero dei
    conviventi nell’abitazione, può disporre l’effettuazione dell’isolamento presso strutture
    Mod. B – copia Opgr n. 64 del 6 luglio 2020 pag. 5 di 6
    alternative individuate dall’Azienda medesima in collaborazione con la Protezione
    Civile in conformità alle disposizioni regionali, con oneri a carico dell’interessato”Come dire se rifiuti il ricovero ti denuncio.Ti SEQUESTRO e ti metto in “hotel sanitario”A spese tue.Siamo in dittatura.Si può scaricare dal “Gazzettino”la nuova legge in formato PDFQuesta la genialata di ZAIA.
    Saluti.

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