Furto in casa dell’agente ucciso: “Ci hanno portato via anche i ricordi”

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Furto in casa di Pasquale Apicella, l’agente di polizia morto in servizio mentre cercava di fermare la fuga di alcuni rapinatori lo scorso aprile. Il garage dell’abitazione della famiglia Apicella è stato svaligiato e i ladri hanno portato via diversi oggetti di valore e tanti ricordi, come denunciato su Facebook da Giuliana, la moglie di Apicella.

“Sono giorni che penso alle cose che avevamo giù al box, per cercare di rendermi conto di quello che hanno rubato e fare il punto della situazione. In questi anni avevamo portato quasi tutto lì, cose che avevamo comprato nel tempo con sacrificio e soprattutto scegliendole insieme”, scrive la moglie dell’agente Apicella. “Tra le cose una delle prime che ho ricordato è stata una trapunta che avevo adocchiato un paio d’anni fa, ma che costava un po’. Te ne parlai, te la feci vedere e tu me la regalasti, nonostante tutto. In quel box c’erano ricordi, c’erano sacrifici, c’erano le nostre scelte ed era quel poco che mi restava per rimanere aggrappata un domani ad una quotidianità con te. E loro mi hanno portato via anche questo”.

Apicella, 36 anni, è morto dopo che la sua auto era stata speronata da quella dei banditi (Rom, ndr) che avevano tentato di scassinare uno sportello bancomat a Capodichino e stavano fuggendo. Sposato con Giuliana, 32 anni, aveva due bambini piccoli: un maschietto di sei anni e una bimba di appena tre mesi. Dopo aver prestato servizio a Milano e a Roma, Apicella era tornato nella sua Napoli nel dicembre 2019, prima al commissariato di Scampia e poi in quello di Secondigliano.

Fate proprio schifo.




2 pensieri su “Furto in casa dell’agente ucciso: “Ci hanno portato via anche i ricordi””

  1. Trattasi di delinquenti che laddove fossero individuati non hanno nulla da temere.
    In sede giurisdizionale prevarrebbero le argomentazioni esimenti degli avvocati difensori che invocherebbero il disagio sociale, rispetto alla rilevanza del reato commesso; il giudice di Magistratura Democratica consacrerebbe l’assoluzione degli imputati.

  2. Un tempo a Napoli la gente aveva degli amici che sapevano un sacco di cose, te le raccontavano volentieri, poi andavi a cercare chi aveva agito scorrettamente e quando li trovavi ci “ragionavi”. Fine.
    Altro che giudici manutengoli. Ma qua si tratta della famiglia di un poliziotto, sarebbe strano che agissero in tal senso, affidarsi ad una legge perversa per loro sembra una strada obbligata.
    Ripeto l’occhio x occhio aveva i suoi vantaggi.

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