Immigrati devastano il quartiere e a chi si lamenta: “Siete razzisti, vaffancul*”

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Sicurezza sotto il livello di guardia, indici puntati contro gli immigrati e rischio di chiusura a catena di negozi e bar.

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Luciano Favaretto è il papà del titolare dell’edicola di piazza Garibaldi: «Nel furto del sei giugno – racconta – mio figlio ha perso l’incasso di una settimana e si è per giunta fatto male per inseguire il ladro. È una situazione tragica». In corso Garibaldi hanno chiuso due bar, tra cui lo storico «La Brasiliana» e Daniela Calcaterra, commerciante, denuncia una situazione economica sempre più difficile: «La crisi è stata terribile e si aggiunge alla mancanza di sicurezza; ormai c’è poco passaggio, le chiusure si susseguono, noi stiamo cercando di tenere duro ma è difficile».

«Mi hanno spaccato due volte la vetrina – protesta Andrea Introini, che ha un negozio di materassi in via dei Mille -.In questa zona c’è un continuo via vai di persone che spacciano e di tossici». Pochi passi per andare in via San Francesco d’Assisi, al bar «La salita»: «Siamo alla disperazione – confessa la titolare Tiziana Guzzo – perché non passa più nessuno. In compenso ogni giorno ho certi vicini che abbandonano sacchi di immondizia, residui di qualsiasi genere proprio davanti al locale. Hanno proposto di fare eventi e mettere i dehors? Ai signori del Consiglio comunale consiglio di farsi un giro in questa zona, soprattutto in certe ore e di avere uno scambio di opinioni con chi, al di là di qualsiasi legge, scambia le fioriere per una latrina e la strada per una discarica. E guai osare a riprenderli, dicono che sei razzista e ti mandano a quel paese».

È una diagnosi analoga a quella di Matteo Berti, titolare dell’hotel Cavour: «È una battaglia persa, perché ci sono persone a cui della legge non importa nulla. Un piccolo esempio: c’è una norma che vieta di bere alcolici fuori dai locali; come mai tutti i santi giorni, a qualsiasi ora, passano questi che brandiscono bottiglie di birra e di liquori e nessuno li ferma e li multa? Ho dovuto rifare la griglia sette volte, blindare la porta come una banca, e non basta ancora».

Non si risolve queste cose se non con rastrellamenti militari ed espulsione coatta via aereo gestita militarmente di tutti i clandestini. E di moltissimi presunti regolari che non fanno un cazzo, come gli spacciatori regolarizzandi di Bellanova.

Ah, ovviamente. Non tutti però sono così pessimisti: Ashdarraf è un barbiere pachistano a Novara da dieci anni e dopo il lockdown ha subito ripreso l’attività in via San Francesco d’Assisi. «A Novara sto bene, le regole le rispetto, e così i miei amici. Non è giusto generalizzare e accusare tutti gli immigrati, c’è ovunque chi riga diritto e chi non si comporta bene». Sono tutti suoi clienti.

Dobbiamo riprenderci l’Italia strada per strada. Le ricette dei moderati portano alla morte e quelli dei presunti sovranisti ad una morte più lenta ma inesorabile. Urgono ricette dure. Urge un DPCM etnico.

E non potranno dirci che non si può fare. Perché l’hanno già fatto.




2 pensieri su “Immigrati devastano il quartiere e a chi si lamenta: “Siete razzisti, vaffancul*””

    1. Ti dirò che il posto in questione dista al massimo 300 metri dalla zona pedonale “nobile” della città e che non è mai stato il massimo ma di sicuro non era ridotto così. Le zone problematiche della città una volta erano altre, non oso immaginare come siano ridotte ora. L’albergo di cui si parla è praticamente di fronte alla stazione, dall’altro lato della piazza ed è proprio all’angolo di via San Francesco. La via è un incubo di negri e di internet point e se vi fate un giro su jewgle maps potrete apprezzare la fauna oltre all’ubriacone seduto sui gradini proprio di fronte all’albergo. Via dei Mille è un po’ più verso ovest e lì invece ti posso garantire che il quartiere una volta era molto tranquillo. Corso Garibaldi parte di fianco all’albergo e va verso il centro: la povera “Brasiliana” aveva di fronte un “money transfer” di negri e di fianco un kebabbaro turco, posso capire che ad un certo punto abbiano deciso di lasciare perdere. Appena più avanti, dopo l’incrocio, bazar di negri e “money transfer” di paki/bangla. Cento metri e sei al “Baluardo” dove inizia la zona pedonale con vista cupola di Antonelli (corso Cavour). E tieni presente che il sindaco in teoria sarebbe uno dei “nostri”. Meno male.

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