Contributi evasi: 83% immigrati non li versa, altro che risorse

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Nell’ultimo dato disponibile, l’INPS annunciava che a fine 2018 l’evasione contributiva accertata a seguito dell’attività di Vigilanza ispettiva dell’Inps ammonta a 1.117 milioni di euro. Oltre 1 miliardo di euro.

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Il dato è contenuto nel documento che accompagna la relazione programmatica 2020-2022 presentata dal Civ, il Consiglio di indirizzo e vigilanza presieduto da Guglielmo Loy, dell’Istituto in cui tra gli obiettivi a breve termine si indica quello di “potenziare l’efficacia delle attuali funzioni di vigilanza e dei controlli previsti”.

E da dove arrivi questa evasione massiccia, lo spiega bene la denuncia di Confesercenti: l’83% delle imprese straniere che esercitano commercio su aree pubbliche non è in regola con i versamenti INPS, in sfregio ai colleghi italiani che faticano per stare al passo con le scadenze. Così la “leale concorrenza” va a farsi benedire.

E’ così che ci pagheranno le pensioni? Ma se non si pagano nemmeno le proprie.

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Non fatevi fregare. La diminuzione delle nascite non è un problema. Lo diviene se lo utilizzano per importare immigrati.

Non è un problema perché oggi abbiamo il 30 per cento di giovani disoccupati. Non lo è perché ci avviamo alla rivoluzione robotica che diminuirà ulteriormente il bisogno di manodopera.

Non solo. Tutti i grandi boom economici nascono dalla scarsità di lavoratori. L’Europa è uscita trionfante dalla Grande Peste proprio perché i sopravvissuti dovevano essere pagati di più dai ricchi e questo ha dato vita al primo nucleo moderno di classe media. E’ l’eccesso di manodopera ad impoverire la società ed aumentare le diseguaglianze.




Un pensiero su “Contributi evasi: 83% immigrati non li versa, altro che risorse”

  1. La denatalità viene strumentalizzata da chi mezzo secolo fa la auspicava, e cioè i sinistrorsi liberalprogressisti, per giustificare l’ondata di flussi migratori dall’Africa e dell’Asia a cui assistiamo da decenni, che di fatto è un’immigrazione sostitutiva, visto il calo della popolazione autoctona e il suo progressivo invecchiamento. Ed è per quest’ultimo fattore che la denatalità è un problema, non tanto perché la popolazione cala, ma tanto perché l’unica fascia di popolazione che aumenta è quella formata dagli over 65, mentre le altre due fasce, 0-14 e 15-64, sono in costante regresso. E’ un problema sociale notevole, perché si tratta di una popolazione non del tutto autosufficiente e non più in età lavorativa, che se troppo numerosa pesa come un macigno sulle casse dello Stato che è costretto a spendere il grosso del suo budget in sanità e previdenza. Ma attenzione, la colpa non è degli anziani, ma dei giovani che non fanno figli, o perlomeno che non fanno il numero medio sufficiente di figli che assicuri il ricambio generazionale della popolazione, ovvero 2,1. Non c’è equilibrio generazionale, troppi vecchi e pochi giovani, che è un danno per entrambi, gli uni perché non hanno a disposizione un numero sufficiente di giovani che gli paghi la pensione, gli altri perché ognuno di essi deve pagare non solo la pensione del proprio genitore, ma almeno tre pensioni. Quindi non commettiamo l’errore di mettere giovani e vecchi contro.

    Che l’83% delle imprese gestite da immigrati non versino contributi all’INPS era immaginabile, perché nei loro paesi di provenienza – a cominciare dalla Cina – non esiste la cultura dei diritti sociali dei lavoratori, che è roba nostra. Per loro sfruttare il lavoratore è normale. Qui però l’atteggiamento grave è ancor di più quello dello Stato, che non controlla, lascia fare e non fa chiudere queste imprese che operano in maniera illecita.

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