Rackete celebra anniversario speronamento: “E’ stato giusto”

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”Un anno fa, sono entrata nel porto di Lampedusa senza autorizzazione, dopo che il mio equipaggio e io abbiamo salvato 53 persone dal naufragio e dopo che tutta l’Europa ci ha abbandonato per più di due settimane. Il nostro equipaggio ha dovuto farlo come parte della flotta di soccorso civile perché l’Unione europea aveva ritirato tutte le sue navi, pur sapendo che i rifugiati in fuga dalla guerra in corso in Libia stanno tentando l’attraversamento”, ha dichiarato alla Dpa. ”Il nostro equipaggio doveva essere in mare perché sappiamo che i diritti umani sono universali e il diritto marittimo non si preoccupa dei passaporti: ho pensato che dovevamo essere in mare non solo per effettuare il salvataggio, ma anche come segno di resistenza contro il razzismo strutturale delle autorità europee”, ha aggiunto.

Invece di marcire in galera questo avanzo da centro sociale blatera.




6 pensieri su “Rackete celebra anniversario speronamento: “E’ stato giusto””

  1. è stato giusto per la magistratura e per il governo di castrati che ci ritroviamo !, se c’ero io oggi tuo padre avrebbe detto una preghiera laica per celebrare la ricorrenza della tua morte!…altro che cazzi!..ti avrei speronato io a te e tutta la munnezza africana!

  2. vox nella discalia si legge agi, agip o boh? una latra sito piddaro , troll ragazzini che ordinano cibo dai raider si invenato testata gironalistica meglio dire testate che vi devono dare!

  3. I diritti umani, degli italiani non valgono?. No, a quanto pare, se salvare vite umane non è un reato, spacciare, delinquere in tutte le sue forme sí.
    Mi hanno sempre insegnato che l”abito non fa il monaco”, ma sin dalle sue prime apparizioni lei si è sempre presentata, senza un’uniforme ufficiale, con tanto di gradi sulle spalline, per me, lei potrebbe essere la prima attivista sociale fatta arrivare in zona ed avere sequestro la nave, spacciandosi per il comandante. Probabilmente sarà così, visto che ha speronato una motovedetta dalla guardia costiera italiana. Un vero comandante marittimo dovrebbe sapere le regole della navigazione e se fosse stato vero, sicuramente avrebbe avuto un processo reale e regolare, non la solita farsa buonisti.
    Vera o falsa che sia lei il reato l’ha commesso e doveva essere condannata assieme ai suoi amici e complici magistrati

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