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Mafia Capitale, Buzzi: “Sono sempre stato di sinistra”

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Salvatore Buzzi parla dagli arresti domiciliari. Il “ras delle cooperative” di “Mafia capitale”, si racconta in una lunga intervista al Foglio.

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“Sono stato iscritto al Pci a partire dal 1976. Quello è il mio mondo. Quello del Pd è il mio mondo. Sono sempre stato dalemiano. Per me D’Alema era un mito. Non l’ho mai conosciuto veramente, era inarrivabile. Però l’ho incontrato qualche volta. Poi sono stato della corrente di Bersani, per logica conseguenza. E tenga conto che Roma è stato uno dei pochissimi posti dove la sinistra vinse contro Renzi alle famose primarie della rottamazione. Mi ricordo che andavo ad acchiappare i disperati dei nostri centri di accoglienza per tesserarli al Partito democratico. Gli davo 20 euro per la tessera e i soldi per comprarsi una pizza. Poi loro andavano a votare alle primarie“.

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“Da ragazzino frequentavo molti di quelli che sarebbero diventati i dirigenti della sinistra romana, Mario Di Carlo, che fu direttore nazionale di Legambiente e adesso è morto, e Loredana De Petris. Diventammo anche amici, negli anni Settanta e Ottanta. Gente di grande valore”. Eppure, soprattutto nella prima fase, a livello mediatico tentarono di dare alla vicenda tutt’altro colore politico. “A me è sempre un po’ venuto da ridere quando leggevo l’accostamento della 29 giugno (la cooperativa di Buzzi, ndr) con la destra”. Con la destra al Campidoglio Buzzi spiega che “il primo che ci venne a chiedere soldi fu Franco Panzironi, l’amministratore delegato di Ama durante l’amministrazione Alemanno. Mi chiedeva centomila euro per sbloccare un pagamento di 5 milioni che Ama doveva fare alla mia cooperativa. Che fai, non glieli dai?”.

“In carcere, a Tolmezzo. Avevo quattro siciliani in cella. Cosa mi dicevano? Niente. Quelli non parlano mai. Ci si sta benissimo in alta sicurezza. C’è solo criminalità, come dire Di un certo livello. E poi a Tolmezzo si mangia anche molto bene. Ero persino ingrassato. In cucina c’era Roberto Spada, quello del clan di Ostia. Quello che diede la testata al giornalista Daniele Piervincenzi. Gran cuoco. Era l’unico romano assieme a me. Abbiamo fatto amicizia”.




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