Associazione a delinquere alla Caritas, i boss dell’accoglienza non parlano

Condividi!

VERIFICA LA NOTIZIA
Il primo ad arrivare in tribunale è stato padre Antonio Zanotti, 73 anni, originario di Spirano ma residente sul lago d’Iseo, a capo, secondo l’accusa, di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa sulle spese per l’accoglienza dei migranti da parte della cooperativa Rinnovamento di Antegnate, con sede legale a Romano di Lombardia, fondata proprio da padre Zanotti, che si è sempre definito “un’imprenditore”.

Il frate è entrato in tribunale intorno alle 9.30 accompagnato dal suo difensore, l’avv. Fiori, e si è avvalso della facoltà di non rispondere di fronte al gip Lucia Graziosi, che settimana scorsa, aveva disposto per lui gli arresti domiciliari.

La stessa scelta è stata fatta anche dalla presidente della cooperativa Rinnovamento, Anna Maria Preceruti, anch’essa difesa dallo stesso legale, il quale ha annunciato che la sua assistita presenterà le sue dimissioni dalla carica di numero uno della coop.

Infine è stata la volta dell’economo Giovanni Trezzi, di Crema, assistito dall’avvocato Marco Severgnini di Crema. Il legale ha fatto richiesta di revoca dei domiciliari con una pena meno afflittiva, ma su questo deciderà il pm Fabrizio Gaverini che ha condotto le indagini. In ogni caso anche Trezzi ha fatto sapere che lascerà il suo incarico.

Con padre Zanotti anche gli altri due imputati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato: secondo gli inquirenti avrebbero sistematicamente truccato documenti per incassare più soldi del dovuto sull’accoglienza.

La cooperativa Rinnovamento gestiva più centri d’accoglienza sul territorio, anche quello di Fontanella dove a settembre del 2017 si era verificato un tentativo di violenza sessuale da parte di un ospite su un’operatrice. Proprio quello l’episodio che aveva dato il via a un’inchiesta piuttosto articolata.

Dalla cooperativa Rinnovamento i carabinieri sono arrivati anche alla Caritas con la cooperativa Diakonia e l’associazione Ruah.

I reati ipotizzati sono i medesimi: associazione per delinquere finalizzata alla truffa, alla turbativa d’asta, all’inadempimento di contratti di pubbliche forniture allo sfruttamento del lavoro.




Lascia un commento