Leader dei clandestini africani minaccia di marciare su Roma

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Sei baracche sono andate distrutte nell’ennesimo incendio della scorsa notte nel ‘ghetto’ abusivo di Borgo Mezzanone, dove vivono 1.500 clandestini e immigrati abusivi nel Foggiano. Nessuno è rimasto ferito. Quattro squadre dei Vigili del Fuoco hanno domato le fiamme. Poi sono iniziate le operazioni di bonifica.

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Si ipotizza che l’incendio possa essere nato dal corto circuito di uno dei tanti allacci abusivi alla rete elettrica. Sono risorse.

L’ultimo rogo pericoloso a Borgo Mezzanone distrusse una trentina di baracche il 29 marzo. Negli incendi degli ultimi 18 mesi divampati nella baraccopoli sono morti tre abusivi.

Ecco cosa accade quando fai sbarcare centinaia di migliaia di persone che sono inutili al sistema economico e magari poi le regolarizzi: finiscono in baraccopoli sostituendo per due soldi gli italiani in un lavoro che dura un paio di mesi. Dovremo anche pagare loro le pensioni quando invecchieranno, di certo non se le pagano lavorano qualche settimana a 2 euro l’ora.

Aboubakar Soumahoro dell’Usb (Unione sindacale di base, orma una sorta di Black Lives Matter nostrano) ha scritto su Facebook dell’incendio della scorsa notte, sostenendo che il Governo “continua a fare demagogia sulla nostra pelle e a rimanere sordo alle nostre grida” e se “continueremo ad essere invisibili, porteremo gli stivali a Roma”. Soumahoro aveva guidato una protesta il 21 maggio a Foggia.

Insomma, il leader degli abusivi africani minaccia di marciare su Roma.

Ricorda le Guerre Servili, quando migliaia di schiavi guidati da Spartaco misero a ferro e fuoco l’Italia:

Nella primavera dell’anno 71 a.C., finiva un incubo che aveva sconvolto le notti dei Romani per un anno e mezzo.

Crasso anche in questo caso, come nel caso della decimazione, adottò una punizione esemplare per i prigionieri che erano sopravvissuti alla battaglia decisiva. Ben 6000 croci per 6000 stranieri vennero erette lungo la via Appia, nel tratto che collegava Roma con Capua. A detta di Crasso, un valido esempio per tutti gli schiavi che non si erano ribellati, ma che si erano sentiti moralmente vicini all’azione di Spartaco. Un esempio della grande potenza di Roma.

Crasso era pronto per il trionfo, un trionfo da grande condottiero, ma la sfortuna volle che un gruppo composto da 5000 schiavi, sfuggiti al grande massacro, si scontrasse in Etruria con le le truppe di Pompeo che discendevano la penisola. I 5000 fuggiaschi furono massacrati dalle truppe pompeiane, dando così modo al generale piceno di accaparrarsi una parte dei meriti connessi con la fine della rivolta.

Lo stesso Pompeo, mandando un messaggio al Senato dichiarava: “Se Crasso ha vinto il male, io ne ho estirpato le radici”.

Il problema è che oggi non abbiamo né Crasso né Pompeo: ma Bellanova e Conte.




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