Di Battista lancia i forestali grillini: “Stato assume 200mila giovani”

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E pensare che Di Battista è quello intelligente dei due.

Non siamo contrari in principio allo Stato che interviene nell’economia. Ma siamo contrari ad assumere altri 200mila mantenuti perché svuotino il mare con un cucchiaino. I lavori devono essere produttivi. La ricchezza deve essere generata prima di essere distribuita. Questo sfugge ai grillini.

Serve un grande piano di protezione del territorio e dell’ambiente. Ma il primo punto di questo piano è: immigrazione zero. Non può esistere un ambientalista favorevole all’immigrazione.

E non può essere un governo che vuole regolarizzare 500mila clandestini, lo stesso che pensa di assumere 200mila giovani italiani perché ci sono troppi disoccupati. Non siete un partito, siete un generatore automatico di idioti: esiste il problema disoccupazione? Allora non si sanano i clandestini e si dà il loro lavoro ai nostri disoccupati. Si approva i voucher e si permette ai disoccupati italiani di lavorare nei campi invece di organizzare charter dal Marocco.

‘Servizio ambientale’, sulla scia del Ccc lanciato negli Usa negli anni ’30. Obiettivo dare lavoro – “ben pagato” – a 200mila under 32 l’anno e, contemporaneamente, proteggere l’ambiente, cuore pulsante del M5S. Alessandro Di Battista lancia la sua proposta su Facebook, ma ancor prima va dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa per presentargli il progetto. Lo scatto che li ritrae insieme accompagna il post sui social network dell’ex deputato grillino, con un’idea che suona un po’ come un reddito di cittadinanza rivisitato, 2.0.

“Nel 1933, negli Stati Uniti, venne lanciato il Civilian Conservation Corps (CCC), un programma di lavoro statale per giovani americani – spiega ‘Dibba’ – Fu il programma di maggior successo del New Deal roosveltiano e venne realizzato da un lato per combattere la disoccupazione post-crisi del ’29 e dall’altro per mettere in sicurezza il territorio americano. Il CCC, in 10 anni di attività, diede lavoro a 3 milioni di americani, realizzò migliaia di opere infrastrutturali e migliorò l’accesso e la conservazione di parchi statunitensi quali Yellowstone o Yosemite diventati negli anni le principali attrazioni turistiche del Paese”.

“Veniamo all’Italia: prima della crisi del COVID-19 i dati relativi alla disoccupazione giovanile erano già allarmanti. 27,1% (20-24 anni), 30,9% (25-29 anni) con punte superiori al 40% per i giovani fra i 18 e i 29 anni in Campania, Calabria e Sicilia – snocciola i numeri Di Battista – I giovani italiani si trovano intrappolati tra il disagio dovuto all’esclusione dal mondo del lavoro e l’ansia per un’incombente crisi ecologica che potrebbe rendere il futuro più incerto. Nei prossimi mesi, oltretutto, sia i lavori stagionali e sia quelli fatti all’estero nella ristorazione (da sempre boccate d’ossigeno per i nostri giovani) saranno più difficili da trovare”.

“Pensate, delle oltre 900 mila frane censite nelle banche dati europee (dati ISPRA), quasi due terzi sono italiane, inoltre le aree a rischio inondazione in Italia risultano pari a 37.803 km2 (una superficie pari alla somma del Lazio e dell’Abruzzo). Quante volte avete sentito la frase: ‘lo Stato avrebbe dovuto investire in prevenzione’? Questo – per Di Battista – è il momento di farlo più che mai e per farlo va dato direttamente lavoro a decine di migliaia di giovani”.

“Oggi, in Italia, come negli Stati Uniti negli anni della Grande Depressione, vi è la necessità di uno ‘Stato datore di lavoro’ sia per contrastare la disoccupazione giovanile sia per intraprendere attività di prevenzione di crisi ecologiche future. Da alcuni mesi sto lavorando ad un programma nazionale con questi obiettivi. Ho strutturato una prima proposta insieme a Lapo Sermonti, un giovane esperto delle Nazioni Unite che si occupa dell’integrazione della protezione ambientale e degli effetti del cambiamento climatico nei progetti del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (Ifad)”.




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