Diciotti: è stato un golpe, anche giudice complottava con Palamara

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“Indovina chi è il presidente del tribunale per i ministri di Palermo? Io”. Così il gip Fabio Pilato scriveva a Luca Palamara, che rispondeva compiaciuto con una sola parola: “Grande”. Il giudice però sembrava nutrire qualche remora: “Insomma… un casino”, ma il suo interlocutore gli consigliava di “mantenere nervi saldi” e Pilato si correggeva: “Casino giuridico. Per il resto sono freddo come uno squalo… Mi salva il fatto che nella mia carriera mi sono occupato di tutto”. Infine l’offerta di aiuto da parte di Palamara: “Io sono sempre con te un abbraccio forte”.

Nella conversazione sopra riportata, Palamara ha poi dato alcuni consigli al collega: “Mantieni nervi saldi”, con Pilato che ha poi risposto parlando di “casino giuridico” ed assicurando una freddezza “come quella di uno squalo”. Il botta e risposta tra i due si è poi concluso con l’assicurazione, da parte di Palamara, di essere dalla parte di Pilato. Quest’ultimo, come sottolineato da La Verità, si è sempre occupato di immigrazione e tempo addietro aveva sostenuto anche il protocollo d’intesa con il Comune di Palermo per garantire l’ accompagnamento dei minori soli e per il riconoscimento del loro status di rifugiati.

L’esultanza esposta a Palamara per essere il presidente del tribunale che avrebbe dovuto giudicare Salvini, è contenuta negli atti dell’inchiesta in corso a Perugia proprio sullo stesso Palamara. Quella conversazione è arrivata, tra le altre cose, al culmine di una giornata in cui da parte di diversi togati sono partiti attacchi contro il leader della Lega sul caso Diciotti.

Prima una nota dello stesso Palamara, assieme a tre capigruppo del Consiglio Superiore della Magistratura, contro Salvini per la gestione della vicenda. Poi, poche ore dopo, un intervento dell’Anm sempre contro l’allora vice premier. Infine, la conversazione serale in cui Pilato fa intendere di essere dalla parte di Palamara e dove quest’ultimo gli ha quindi conferito appoggio.

Un clima ben chiaro, volto ad una strumentalizzazione politica del caso che è stata evidenziata anche dal procuratore di Viterbo, Paolo Auriemma: “Mi dispiace dover dire che non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando – scriveva in una conversazione il magistrato a Palamara il 25 agosto – E non capisco cosa c’ entri la Procura di Agrigento. Questo dal punto di vista tecnico al di là del lato politico. Tienilo per te ma sbaglio?”

Palamara gli dava ragione, ma replicava seccamente: “Ma ora bisogna attaccarlo”, con riferimento per l’appunto a Matteo Salvini.

Per la cronaca, il 18 ottobre il tribunale dei ministri di Palermo ha trasferito le carte a Catania, procura competente in quanto è proprio qui che la nave Diciotti aveva attraccato. Il tribunale dei ministri etneo richiederà al Senato il via libera a procedere contro Salvini, ma Palazzo Madama nel marzo del 2019 ha negato la richiesta.




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