Coronavirus, il fallimento del governo: morti e crollo economia, nessuno così male nel mondo

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L’Italia, con la Spagna e il Belgio, ha il peggior risultato possibile in termini di risposta al coronavirus.
La totale chiusura non è servita a ridurre il numero di morti rispetto ad altri Paesi, ma è riuscita a devastare l’economia.

Questo grafico è la sintesi di un fallimento senza scuse e senza eguali nel mondo:

Ovviamente vanno esclusi Paesi dove le statistiche sono false, come la Cina. E altri, come Usa e Brasile, dove l’epidemia è ancora a metà.

In Europa, il Belgio ha in proporzione più morti di tutti, più di Italia e Spagna. Che però hanno sacrificato l’economia e quindi ‘prenotato’ più morti future. Chi ha fatto meglio è la Svezia: meno morti, nonostante nessun ‘lockdown’ e ovviamente nessuna strage di posti di lavoro.

LOCKDOWN INUTILE – «Alcuni modelli epidemiologici» ha spiegato il virologo Silvestri «che hanno previsto grandi benefici dalla chiusura potrebbero essere basati su dati iniziali incompleti e/o contenere errori metodologici». A questa considerazione va aggiunto che «non sempre le chiusure “totali” hanno dato risultati migliori delle chiusure parziali o limitate (vedi New York vs. Florida)». Spesso durante il lockdown i focolai maggiori sono rimasti circoscritti all’interno di determinate strutture non tutelate dalla chiusura, come «case di riposo, ospedali, famiglie, industria della conservazione della carne, ecc.», mentre i contagi in altri ambienti sono rari.

Senza contare «i danni psicologici della chiusura prolungata sui bambini e adolescenti», oltre agli inevitabili danni socio-economici che gli italiani si troveranno a fronteggiare nei mesi a venire – e chissà per quanto.

E infine, «stanno emergendo terapie in grado di limitare la morbilità e mortalità da Covid-19». Ognuno di questi punti, conclude, «meriterebbe un saggio di dieci o venti pagine che naturalmente non ho il tempo di scrivere adesso. Ma il punto è un altro. Il punto è che io non sono né pro-chiusura né contro-chiusura. Io sono solo pro-scienza, pro-evidenza, e pro-dati. Sono uno che si fa un mazzo cosi’ per studiare e comprendere la mole enorme di dati che emergono ogni giorno su Covid-19, e questo compito richiede, oltre a tanta competenza (non ce lo scordiamo, signori virologi della domenica!), anche una notevole apertura mentale ed onestà intellettuale».




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