Vittime Mafia contro Governo: “Vergogna, scarcerate 500 boss e ora celebrate Falcone?”

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Un tweet secco per prendere le distanze dai tanti sedicenti nemici della mafia. “23 maggio 1992, Strage di Capaci. La mafia uccide Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvill. E gli agenti della scorta. Il popolo li onora lontano da quelli che lo isolarono e delegittimarono allora per celebrarlo oggi. Lui combatte, lui vive”. Così su Twitter Capitano Ultimo.

Sergio De Caprio. Il carabiniere che il 15 gennaio 1993 catturò il superboss Totò Riina dopo anni di latitanza. Non è la prima volta che Capitano Ultimo, che da anni vive sotto scorta, prende le distanza e attacca la retorica anti-mafia e quei personaggi ambigui che oggi si ergono ad eroi ma che in passato non mossero un dito contro Cosa Nostra.

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Serve “un tempestivo intervento volto a riportare i boss della criminalità organizzata in carcere, evitare altre scarcerazioni ed accertare le reali responsabilità”.

E’ l’”urgente richiesta” da parte delle Vittime del Dovere trasmessa al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e al Governo, in occasione del 28° anniversario della Strage di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.

“Riteniamo coerente e necessario – scrive il Consiglio direttivo dell’Associazione – onorare la memoria di tutti coloro che hanno offerto la propria vita in nome dello Stato proponendo azioni concrete che possano garantire reale giustizia. In data 8 maggio abbiamo trasmesso un documento di sintesi di tutto il lavoro svolto dall’Associazione Vittime del Dovere finalizzato ad impedire l’inaccettabile esodo di centinaia di pericolosi boss responsabili di efferati crimini che hanno insanguinato il nostro Paese negli ultimi decenni. In poche settimane sono stati annullati anni di lotta al fenomeno mafioso”.

“Questi nostri insistenti appelli, fatti di note, lettere, comunicati stampa, interrogazioni parlamentari inviati ripetutamente al Ministero della Giustizia e al Governo sono stati totalmente inascoltati. Purtroppo, i fatti dimostrano che i timori crescenti, da noi palesati nel corso delle settimane, erano non solo fondati, ma hanno visto drammaticamente la loro realizzazione”, continua l’Associazione spiegando che “il lavoro è proseguito ininterrottamente con l’invio di una nota integrativa in data 13 maggio, anche ad essa non è stato dato alcun riscontro”.

“A causa dell’assenza di qualsiasi risposta”, le Vittime del Dovere si sono così decise a “trasmettere una specifica istanza di intervento alle Istituzioni in indirizzo, così che l’unione delle nostre voci faccia giungere la nostra indignazione forte e chiara al Governo, affinché vengano adottate immediate ed improcrastinabili misure concrete di lotta alla criminalità organizzata”.

Una serie di proposte che le Vittime del Dovere nel documento trasmesso mettono nero su bianco, dicendo basta “a vuote commemorazioni ufficiali”, bensì si faccia posto “a concrete forme di partecipazione e intervento, soprattutto quando il pericolo è quello di far crollare un sistema ideato per contrastare efficacemente le forme più gravi di eversione dell’ordinamento democratico e realizzato grazie al sacrificio di troppi Eroi moderni, la cui memoria non deve essere solo ricordata, ma rispettata e difesa”.

“Confidiamo – conclude l’Associazione nella volontà di un sincero e tangibile interesse verso la memoria del sacrificio di tutte le Vittime del Dovere, del terrorismo e della criminalità organizzata”.

Oggi in troppi hanno celebrato la sua memoria. Gli stessi che pochi giorni fa hanno votato la fiducia a Bonafede. Il ministro della Giustizia che ha presieduto alla scarcerazione di oltre 500 boss mafiosi e più di 8.500 detenuti. E’ un po’ come se l’aveste ucciso un’altra volta. Insieme a Borsellino. Insieme a tutte le vittime di Mafia.

Il governo che è responsabile di tutto questo, avrebbe un solo modo per onorare la memoria di Falcone: dimettersi. Dimettersi e chiedere scusa.




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