Silvia Romano, lo zio: “Servizi segreti hanno tentato di toglierle l’abito islamico”

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Alberto Fumagalli spiega: “Se vuoi bene a una persona, anche se non condividi, accetti e provi a capire. È meravigliosamente testarda mia nipote. Ha litigato per tutto il tempo del viaggio di ritorno con i Servizi perché voleva tenersi la veste islamica e il velo – ribadisce -. Quando doveva scendere dall’aereo, e loro le chiedevano di toglierla forse perché faceva più comodo un altro tipo di immagine, ha insistito che avrebbe tenuto quella. Irremovibile. Per un anno e mezzo la sua volontà non ha avuto alcun peso, adesso se la riprende, finalmente libera di scegliere”.

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Dentro casa non la chiamano Aisha, il nome che ha preso dopo la conversione. Ma non solo: si veste con abiti occidentali e la preghiera resta a margine. “Dei rapitori – riprende lo zio – dice che avevano un atteggiamento protettivo. Uno solo parlava un po’ di inglese. Certo era il loro bene economico più prezioso, l’oggetto del possibile riscatto, e dovevano preservarla anche per quello, ma forse è riuscita ad ottenere qualcosa di più. A lei è impossibile non volere bene”. E acora: “È stata capace di costruire brandelli di legame con i carcerieri, cercava qualcosa di umano. Ha gettato oltre l’ostacolo la paura che la faceva tremare. Sapeva bene che cosa è l’Islam fanatico, si ricordava i video degli ostaggi che in Iraq venivano sgozzati, ma se ha avuto terrore non l’ha mostrato e ha fatto bene”.

Tutto per due guitti che esigevano una foto con l’ostaggio.




6 pensieri su “Silvia Romano, lo zio: “Servizi segreti hanno tentato di toglierle l’abito islamico””

  1. Mi sorprende che ancora se ne voglia parlare, l’ennesimo capitolo buio di questo governo piddino, un cesso intasato nel quale caparbiamente si rimestano i putridi liquami… in cerca di cosa? Chiamiamo un idraulico, presto!

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