Tornano a casa dopo il coronavirus e ci trovano gli africani

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Si moltiplicano i casi. Con centinaia di occupazioni di case di anziani finiti in ospedale e seconde case che i proprietari sono impossibilitati a raggiungere mentre sbarcano i clandestini.

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“Nel frattempo ci siamo trasferiti per qualche giorno in Liguria dai nostri parenti per il carnevale”, ci racconta la proprietaria, che preferisce mantenere l’anonimato. Poi i fatti precipitano. Il 21 febbraio l’Italia scopre di essere stata invasa dal coronavirus, il governo prende le prime misure restrittive, l’8 marzo chiude la Lombardia. E la famiglia decide di rimanere dai parenti in provincia di Savona.

La casa rimane quindi sguarnita per almeno un mese. “È indipendente, con giardino e senza mobili”, spiega la donna. Per il resto c’è tutto. Anche il bagno è utilizzabile. Ma chi poteva immaginare potesse essere un problema? Invece intorno all’ora di pranzo di mercoledì l’architetto va sul posto, apre la porta e scorge alcuni letti di fortuna. Non dovrebbero esserci, non c’erano l’ultima volta che la casa era stata aperta. A quel punto fa qualche passo indietro e chiama la polizia, che nel giro di poco tempo interviene. “All’interno le forze dell’ordine hanno arrestato una persona di origine magrebina, poi nel perquisire l’appartamento hanno trovato pure della droga”. La famiglia è ovviamente sotto choc, per qualche momento ha accarezzato anche l’idea di tornare di corsa a Milano. “Quando compri una casa pensi di poter stare tranquillo – racconta la proprietaria – Soprattutto perché stiamo parlando di una zona abbastanza centrale di Milano”.

Già, perché quella delle occupazioni è una piaga che normalmente affligge le aree periferiche della metropoli: via degli Etruschi, Calvairate, via Bolla, Giambellino. Anche durante l’epidemia da coronavirus. Lo scorso weekend, riportano fonti Aler al Giornale.it, gli abusivi hanno realizzato 30 tentativi di occupazione, di cui uno solo è andato a segno. Il fine settimana precedente, quello di metà aprile, altri 43 tentativi di cui 4 andati a “buon fine”. A rimetterci sono soprattutto gli anziani colpiti dal Covid-19: vengono ricoverati, finiscono in ospedale, poi quando tornano si ritrovano il portone divelto e la casa in mano a bande di rom. Un incubo che va avanti da marzo. Lo scorso mese Aler aveva dovuto far fronte a 102 interventi in flagranza, recuperando 57 case mentre altre 45 sono state occupate. Nello stesso periodo dell’anno scorso, gli interventi erano stati solo 70. Sintomo che gli sciacalli stanno approfittando dell’emergenza sanitaria.

“Adesso cercheremo di anticipare la ristrutturazione nella speranza che con il cantiere messo in sicurezza e gli operai al lavoro a nessuno venga in mente di forzare di nuovo la porta finestra”, continua la donna. La polizia ha assicurato che in caso di nuovi problemi interverrà tempestivamente. Ma è difficile restare tranquilli. “La preoccupazione è che se venisse occupata da una famiglia, magari con bambini, poi non riusciremmo più a mandarli via”.

La presenza di immigrati con figli in una casa occupata dovrebbe essere un motivo ulteriore di sgombero e rimpatrio. Visto che sono le loro vere armi. La loro spada di Damocle sul nostro futuro.

Ridicolo che uno Stato in grado di tenere agli arresti domiciliari 56 milioni di italiani non sia in grado di rastrellare le città a caccia di abusivi.

Il prossimo governo sovranista deve stilare un DPCM su base etnica. Ci vengano poi a dire che non si può!




Vox

3 pensieri su “Tornano a casa dopo il coronavirus e ci trovano gli africani”

  1. da deportare subito nei loro consolati, cosi i funzionari acculturati africani ,che fanno la bella vita a Milano , condividono un po’ di calore e un po’ di cibo musulmano con i loro fedeli fratelli. vediamo quanti se ne riescono a stipare . quando alzano la manina, perché non ce la fanno più per il fetore, volo di solo andata pagato dai signori diplomatici presso il loro nobile e accogliente paese. punto

  2. Ricordo che quando ero bambino un vecchio pazzo per liberare la sua cantina dai topi, gli diede fuoco…. Notai che raggiunse l’obiettivo, da quel giorno nella trappola non vidi più topi

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