Milano, positiva al coronavirus mandata a casa in tram

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Inutile tenere le persone chiuse in casa, se poi metti i contagiati sui tram.

Una donna positiva al COVID-19 è stata dimessa dall’ospedale: per circa un ora ha cercato qualcuno che potesse riaccompagnarla, evitando di contagiare altre persone.

Positiva al coronavirus, il 118 le dice di andare a casa in tram. La donna aveva chiesto di essere riaccompagnata in modo protetto. Era appena stata dimessa dall’ospedale Sacco di Milano

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Ecco il testo integrale della lettera firmata ricevuta in redazione:

[…] scrivo perché ho scoperto, sulla mia pelle, che a Milano esiste un “buco” nelle disposizioni per fronteggiare il coronavirus. Segnalo un episodio di cui sono stata protagonista e che spero non capiti più a nessun altro, in quanto estremamente preoccupante. Sono positiva al Covid-19 e nella giornata di mercoledì sono stata accompagnata in ambulanza all’ospedale Sacco di Milano. Non essendo necessario il ricovero, sono stata dimessa. Davo per scontato che, essendo io contagiosa e dunque “pericolosa” per la comunità, mi avrebbero riaccompagnata a casa in modo protetto, invece mi è stato riferito che l’accompagnamento è previsto solo per i pazienti che vengono dimessi dopo un ricovero. Tutti gli altri, anche se positivi al virus e contagiosi, devono tornare a casa con mezzi propri.

Ho chiesto aiuto alla Croce Rossa, ma non avevano mezzi a disposizione. L’operatore mi ha, però, suggerito di cercare un taxi predisposto per il trasporto di pazienti Covid. Ho dunque chiamato il radiotaxi e chiesto un’auto attrezzata. Ben cinque compagnie mi hanno risposto di non avere mezzi a disposizione. A quel punto, avrei potuto fare finta di niente e cercare un taxi senza far presente di essere positiva e contagiosa. Ma non me la sono sentita di mettere a rischio un ignaro tassista. Ho chiamato il 113. L’agente al telefono mi ha risposto che il mio problema non era di loro competenza e ha cercato di rimbalzarmi alla Croce Rossa. Ho riferito di aver già sentito l’associazione, mi è stato risposto: “Chiami il 118”. L’ho fatto, ma l’operatore mi ha risposto che la mia non era un’emergenza sanitaria: “Torni a casa con mezzi propri: si faccia dare un passaggio da un amico o un parente, oppure prenda i mezzi pubblici”.

Basita, ho richiamato il 113. Di nuovo l’agente al telefono ha cercato di rimbalzarmi. Di fronte alle mie proteste, anche lui mi ha consigliato di sbrigarmela da sola. A quel punto, stremata poiché era passata oltre un’ora e mi trovavo in strada, davanti all’uscita dall’ospedale e dolorante, ho minacciato di prendere sul serio un tram e poi la metropolitana, ma solo dopo essermi tolta mascherina e guanti! La minaccia ha funzionato: la polizia ha contattato il 118 e li ha convinti ad accompagnarmi a casa con un’ambulanza. Mi chiedo a quante persone sia capitata questa situazione. Soprattutto, mi chiedo quanti abbiano avuto la pazienza di aspettare più di un’ora per strada che le autorità preposte si rendessero conto della gravità della situazione. So per certo da un amico che un altro paziente Covid, trovatosi nella mia stessa situazione, ha fatto finta di niente ed è tornato a casa prendendo bus e metro. Quante persone avrà contagiato durante il percorso?

E così che si diffonde il contagio. Altro che “restate a casa”. Medici e infermieri con mascherine inadeguate e contagiati mandati a casa in tram.

E poi: è incredibile che si lasci al senso civico dei contagiati la sicurezza di tutti. Non si dimettono senza controlli, non li si rimanda a casa ma in un luogo protetto dove dovrebbero vivere la quarantena.




Un pensiero su “Milano, positiva al coronavirus mandata a casa in tram”

  1. Altro che angeli! Perché dobbiamo dare un impressione diversa dalla realtà? Non ho mai creduto sino in fondo a chi li incensava perché aveva l’interesse a coprire quello che realmente stava succedendo. Gente lasciata morire che avrebbe potuto essere salvata, ora su rai1, le storie che emergono dal crepuscolo sono di persone che non hanno avuto tutte le attenzioni mediche di cui avevano bisogno. È vero che i numeri dei malati erano e sono spaventosi, ma presi caso per caso, come questa signora, si poteva fare di più e meglio. C’è chi ha fatto il proprio dovere e ricordo che sono pagati, chi fa il medico è consapevole che se arriva un epidemia non si può esimere, li dentro il calderone ci sono menefreghisti e lavativi.
    Oggi ho assistito ad una disinfezione: avevato le tute bianche e le mascherine giuste, quelle con 2 potenti filtri laterali, ma gli strumenti usati per spargere il prodotto erano costituiti unicamente un sottilissimo tubicino, ciò che usciva era risibile, paragonato ai potenti mezzi utilizzati a wuhan. Avrei voluto filmarli. Probabile che lì nel portone che li ha risucchiati fosse morto qualcuno.

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