Industriali del Nord, allarme: “qui non si riparte più”

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Confindustria di Lombardia, Emilia Ro-
magna, Piemonte e Veneto hanno sotto-
scritto un’agenda per la riapertura
delle imprese e la difesa dei luoghi di
lavoro e per fronteggiare la pandemia.

L’organizzazione degli industriali af-
ferma che se le 4 regioni del Nord, che
costituiscono il 45% del Pil, non riu-
sciranno a ripartire “nel breve periodo
il Paese rischia di spegnere definiti-
vamente il proprio motore”. “Ogni gior-
no che passa rappresenta un rischio in
più di non riuscire più a rimetterlo in
marcia”,avvertono gli industriali.

E il governo pensa ad importare romeni. Vi sembrano dotati di senno?




3 pensieri su “Industriali del Nord, allarme: “qui non si riparte più””

  1. Non ci siamo! La scelta di chiudere tutto e tutti anche se tardiva avrebbe ridotto i tempi massimo ad un mese. Chi purtroppo era infetto sarebbe ormai o morto o fuori pericolo, sempre che non si riaccenda “automaticamente” certo. Dopo un mese le attività sarebbero ripartite serenamente, invece così si può andare avanti anni perché il contagio avviene continuamente tra chi lavora, chi utilizza metrò e bus. Quindi chi è stato segregato in casa troverà sempre un pericolo all’esterno e per una svista, come aggiustarsi la mascherina che si sposta, potrebbe vanificare tutto il sacrificio fatto durante la lunga clausura. Pericolosissimi anche i prodotti alimentari che utilizzano nella catena persone potenzialmente infette per non aver eseguito il tampone, ma toccando o peggio parlando sopra i cibi, mettono a repentaglio la salute altrui. L’economia non mi pare possa beneficiare di un comportamento così superficiale.

  2. Ma a chi ci governa non gliene frega un ca**o, perché essi lavorano non nell’interesse nazionale, ma nell’interesse di altri paesi che vogliono la nostra deindustrializzazione. Mi spiace per loro, ma possono fare tutti gli appelli che vogliono, ma se le loro fabbriche chiudono gli fanno solo un favore.

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