Allarme barconi: in Nordafrica liberati 15mila detenuti, dilaga Coronavirus

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Oltre 15 mila detenuti sono stati liberati in Marocco, Algeria, Tunisia e Libia per l’emergenza coronavirus. Che ora potrebbe diventare un’emergenza sbarchi. Soprattutto dopo l’escalation di questi giorni.

Ricordiamo quanto accadde in occasione dell’ultimo indulto tunisino: a migliaia si sono riversati sulle coste italiane. Solo che, stavolta, oltre al problema della sicurezza ci sarebbe anche quello sanitario.

Migliaia di criminali che si uniranno ad una grande massa di clandestini già pronti a partire. E ad altre migliaia che perderanno il lavoro visto che il crollo delle nostre economie avrà risonanza in tutto il Nordafrica.

Il re del Marocco Mohammed VI ha concesso all’inizio di aprile la grazia reale a 5.654 detenuti. Si tratta a ben vedere di un provvedimento che difficilmente migliorerà la situazione nelle sovraffollate carceri marocchine, dove la popolazione carceraria è stimata intorno agli 80 mila detenuti con un tasso di occupazione di oltre il 130 per cento. Del resto, anche in Italia, i marocchini sono in testa alle classifiche della delinquenza e, quindi, anche a quella dei detenuti stranieri nelle nostre prigioni.

Altri 5.037 detenuti sono stati graziati dal presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, sempre nell’ambito delle disposizioni contro la diffusione del coronavirus. La Sardegna è nel mirino.

Il presidente tunisino Kais Saied ha concesso una doppia grazia in occasione della festa nazionale dell’indipendenza del 20 marzo (1.856 detenuti liberati) e per l’emergenza coronavirus (1.420 rilasci): in totale fanno 3.276 criminali rimessi in libertà.

Le autorità giudiziarie della Libia occidentale, riconosciute della Nazioni Unite, hanno annunciato per ora il rilascio di circa 500 prigionieri. Secondo portavoce della polizia del governo della Cirenaica (quest’ultimo invece non riconosciuto dalla Comunità internazionale), tenente Asadiq Al Zawi, si tratta di persone coinvolte “in crimini atroci” che in alcuni casi avrebbero già lasciato la capitale.

E tornando alla Tunisia, la situazione epidemica è allarmante. Lacrime in diretta tv ed un appello che sa più quasi di implorazione ai propri cittadini affinché si attengano alle disposizioni anti Covid: è accaduto nella serata di ieri in Tunisia, dove il ministro della salute Abdellatif Mekki, in lacrime, ha avvisato: “Il coronavirus potrebbe dilagare”.

La Tunisia è molto vicina all’Italia e, soprattutto, proprio da questo Paese sono arrivati gli ultimi migranti approdati lungo le nostre coste. Nelle ultime ore sono sbarcate centinaia di clandestini a Lampedusa e in Sicilia, a metà marzo complessivamente più di 150. Tutti sono arrivati con dei barconi partiti dalla Tunisia.

In caso di esplosione dell’epidemia, paventata dallo stesso ministro della salute, il pericolo per l’Italia sarebbe evidente, con centinaia di migranti potenzialmente contagiati in territorio tunisino che verrebbero a contatto con i nostri militari e soccorritori. E con la popolazione. Una catastrofe.




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