Barista ucciso da Igor, vedova fa causa allo Stato: “Era clandestino, doveva essere espulso”

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Dal 2007 al 2015 aveva compiuto diversi reati, tra furti, rapine e un tentato omicidio. Una volta uscito dal carcere aveva passato 15 giorni in un Centro di identificazione ed espulsione, Cie per un decreto di “allontanamento dal territorio nazionale”. Che però non è stato mai eseguito.

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Così era rimasto in Italia, fino a quel primo aprile del 2017 quando, armato di fucile e pistola, entrò nel bar Gallo di Budrio. Il barista, Davide Fabbrio, riuscì a disarmarlo del fucile, ma Igor prese la postola e lo freddò, con due colpi al petto.

Durante la sua fuga, il killer clandestino lasciò dietro di sé un’altra vittima: la guardia ecologica Valerio Verri.

Così in Italia. In Spagna, invece, uccise due agenti e un contadino. Prima di essere arrestato.

Ora, la vedova di Davide Fabbri ha deciso di fare causa allo Stato italiano. “C’è stata negligenza dell’Italia – accusa l’avvocato che assiste la vedova e il suocero – Feher è rimasto in Italia per l’inerzia dello Stato, per negligenza e approssimazione. Non basta dire che non si era riusciti a capire da dove fosse arrivato, avrebbero dovuto cercare ancora. Altrimenti vuol dire che qualsiasi criminale straniero può mentire sulla sua identità per non essere rimpatriato”.

“Per me non è cambiato nulla- ha detto la moglie di Davide Fabbri-È come se fosse successo ieri, la mancanza di mio marito è insopportabile”.

Quando un immigrato clandestino uccide, chi è contro le espulsioni dovrebbe scontare la pena in cella con lui. Una a casa come Boldrini, ad esempio.




5 pensieri su “Barista ucciso da Igor, vedova fa causa allo Stato: “Era clandestino, doveva essere espulso””

  1. Ricordo questo caso, lui era un elemento pericolosissimo una specie di berretto verde, una scheggia impazzita del sistema, mi sono fatta l’idea che avessero paura ad affrontarlo così hanno sperato che andasse all’estero in modo che la patata bollente se la cuccasse qualcun’altro.

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