Mancano infermieri ma Zingaretti li licenzia: “Ci mandano a casa”

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Lui si definisce semplicemente “un infermiere” a cui spetta il compito più duro: seguire i pazienti intubati. Quelli che mancano. Quelli che il governo importa dall’estero. Eppure, quelli che vengono licenziati.

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“Il 24 maggio mi mandano a casa”, dice. “Non vedo mia moglie e mio figlio da un mese, me ne sono andato di casa – racconta – per metterli al riparo dai rischi connessi alla mia professione”.

“Psicologicamente è un’esperienza devastante, nonostante i dispositivi di protezione individuale, il timore di esser contagiati ci accompagna sempre”, spiega. “Il cammino verso la guarigione è lungo e accidentato, il quadro clinico dei pazienti affetti da coronavirus è mutevole e da un momento all’altro può precipitare”.

“Quando svezziamo i pazienti dal ventilatore e cominciamo ad avere con loro un minimo di interazione è un’emozione indescrivibile, è il coronamento del nostro sacrificio, è il senso del nostro lavoro”, racconta commosso.

Eppure, li licenziano: “Siamo in trenta a rischiare il posto di lavoro”. La notizia è arrivata lo scorso lunedì. “Dalla dirigenza ci hanno fatto sapere che non ci rinnoveranno il contratto, non c’è più possibilità di prorogarlo perché – spiega – abbiamo superato i trentasei mesi continuativi di lavoro nella stessa azienda pubblica”. Quando Igor si è ritrovato a fronteggiare l’emergenza sanitaria non si aspettava certo una medaglia, ma neppure di perdere il lavoro. Ed è per questo che è allergico a encomi e ringraziamenti. “Sono solo chiacchiere, ipocrisie, ci chiamano eroi ma in realtà – si sfoga – siamo soltanto dei numeri”. Uno vale uno. Igor verrà presto rimpiazzato da un nuovo collega, attinto da una graduatoria e proiettato in reparto senza un minimo di esperienza. Magari straniero.

“Noi siamo una famiglia monoreddito, a casa guadagno solo io, senza il mio stipendio sarebbe una tragedia”, spiega il quarantaduenne.

Sulla questione è intervenuto anche Francesco Zicchieri, vicecapogruppo della Lega alla Camera: “Cari Conte e Zingaretti – scrive – attivatevi immediatamente affinché questi eroi continuino a lavorare, si sono guadagnati sul campo la stabilizzazione”.

L’Italia non sta morendo di coronavirus. Sta morendo di precarietà. Tutto questo deve finire.




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