Governo rifiuta 50 milioni di mascherine e dà appalto a pregiudicato

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Il caos mascherine è protagonista della puntata di Piazzapulita, condotto da Corrado Formigli questa sera, giovedì 2 aprile, su La7. A partire dalla storia di un imprenditore che voleva portare 50 milioni di mascherine, bloccato dalla burocrazia. “Ho mandato circa 120 mail” racconta Filippo Moroni nel programma di Formigli.

Evidentemente, le hanno rifiutate per far fare affari a persone più vicine al governo.

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Tra le aziende vincitrici delle gare Consip per la fornitura delle mascherine, che tra l’altro o non arrivano e non sono idonee, anche quella di Salvatore Micelli.

“Fornirò presto mascherine all’Italia – spiega ai microfoni di La7 -. Incensurato? No, sono stato condannato”. Particolare non da poco, in tema di appalti pubblici. Micelli, spiega Piazzapulita, è un “pregiudicato per calunnia, e, in un’altra vicenda giudiziaria, arrestato dalla guardia di finanza di Taranto nel 2018 per erogazioni pubbliche ricevute per imprese inesistenti e ora sotto inchiesta per associazione a delinquere e truffa aggravata ai danni dello Stato”. E ora lo Stato lo premia: “Dovrò consegnarne 7 milioni. L’indagine? Mi difenderò nel merito”.

“In piena emergenza coronavirus la centrale acquisti dello Stato ha affidato l’acquisto di milioni di mascherine ad una cooperativa sociale che si occupa di accoglienza immigrati, la Indaco Service di Salvatore Micelli, imprenditore arrestato poco più di un anno fa per associazione a delinquere e truffa aggravata ai danni dello Stato. Lo stesso è salito nel 2015 sul palco della Leopolda di Renzi. Sarà solo una coincidenza che la centrale Consip, quella che ha bandito la gara, sia da tempo al centro di una bufera giudiziaria che coinvolge proprio il cerchio intorno a Renzi e alla Fondazione Open?”. Lo afferma il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli che sulla vicenda ha presentato un’interrogazione parlamentare.

“Secondo le testimonianze raccolte da un servizio trasmesso ieri da Piazzapulita – sottolinea Donzelli – alcuni imprenditori risulterebbero esclusi per le vicende giudiziarie nei quali sono coinvolti. Vorremmo sapere perché, nel caso di Micelli, questo non sia successo nonostante la gravità delle accuse. La vicenda desta più di un sospetto mentre le mascherine ancora non sono arrivate: è semplicemente indegno che qualcuno sfrutti un momento così serio e delicato per la nostra nazione per lucrare sulla salute delle persone e la sicurezza di medici e operatori sanitari costretti ad operare mettendo a rischio la loro stessa vita. Per di più, ancora una volta, con il ‘giochino’ delle imprese riconvertite per e dalle attività di accoglienza immigrati. Dal governo – conclude Donzelli – pretendiamo un chiarimento urgente”.




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