C’erano duemila respiratori in Italia, ma governo ha aspettato un mese per cercarli

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L’Oms ai primi di gennaio lancia l’allarme coronavirus. Il 17 febbraio anche il governo coprende l’urgenza di comprare i respiratori, però non si procede. Nulla.

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E così si arriva ai primi di marzo per scoprire che in Italia esiste un’azienda che produce ventilatori polmonari. La Siare Engineering.

Il 4 marzo la protezione civile comunica il fabbisogno ospedaliero. Bastano poche ore e la Consip individua la Siare Engineering, sede a Valsamoggia in provincia di Bologna, fondata nel 1974. Un’azienda con una trentina di dipendenti che vende all’estero il 90 per cento della propria produzione. In tempi ordinari non supera i 40 respiratori alla settimana.

Per oltre un mese nessuno aveva cercato. Roba da matti.

Appena contattato dal governo, che chiede di fornire almeno duemila ventilatori polmonari, il proprietario dell’impresa, Preziosa, accetta. Nei capannoni di Valsamoggia arrivano i militari dell’esercito, il gruppo Fca e la Ferrari forniscono del materiale e ora si spera di produrre 500 ventilatori polmonari al mese.

Preziosa è rammaricato: “Si poteva fare meglio con un po’ di anticipo. Dopo il contatto con Conte ho subito bloccato i respiratori già imballati nei cartoni per partire verso l’Asia, così ne abbiamo recuperati più di trecento per gli ospedali italiani. Ho vuotato il magazzino. Adesso dal Sudamerica mi domandano 3.500 pezzi, ma ho rifiutato perché la mia fabbrica è a totale disposizione dell’Italia”.

Quanti morti c’è costato questo ritardo?




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