Sorpresa, le mascherine annunciate non esistono: vendute allo scoperto

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E Di Maio le usa come status symbol.

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SorDi Maio è come il mancato presidente del Parma Calcio. Ogni giorno annuncia l’arrivo di un numero strabiliante di mascherine, ma poi non arrivano mai. O ne arrivano sempre troppo poche.

E, probabilmente, nel caso di Di Maio il motivo non è in un diabolico piano, quanto piuttosto nella sua totale incompetenza.

I broker delle mascherine, infatti, vendono allo scoperto e dopo accusano le dogane di tenere bloccate mascherine che non esistono. Speculazione sui presidi medici che smerciano senza averli, profittando della stupidità di chi li compra.

«La pandemia ha fatto saltare le regole del mercato – spiega ad esempio Monica Piovi, direttrice di Estar, la centrale degli acquisti della sanità toscana – La produzione di questi dispositivi è limitata, spesso concentrata in alcuni paesi come la Cina ed è difficile anche da accelerare». Fino a un certo punto la Regione è riuscita a garantirsi le forniture grazie agli appalti assegnati uno o due anni fa. Centoventidue respiratori sono arrivati da contratto, senza rialzi particolari, circa 70 noleggiati al prezzo standard. «Poi le ditte hanno esaurito le riserve, e abbiamo dovuto varare procedure d’urgenza e rivolgerci a chi aveva materiale». Un salto nel buio. Duecento ventilatori sono stati acquistati fuori gara. «Da 12 o 13 mila euro che costavano, gli stessi modelli sono saliti fino a 28-30 mila euro». Alcuni fino a 40mila. Per potenziare i le terapie intensive non dover costringere chi è in prima linea a scegliere chi salvare e chi no, li abbiamo pagati quasi tre volte di più, 5,8 milioni invece di 2,5. Altri 25 li abbiamo noleggiati a 160 euro al giorno, prima ci costavano 80.

Mascherine e borsa nera

E quello dei ventilatori non è un settore per broker improvvisati. Per vendere monitor e respiratori bisogna conoscerli. «Senza contare che produrre una linea possono servire anche due anni». Un rialzo per gli esperti è quasi comprensibile. Sulle mascherine monouso invece si sono scatenate le iene. A cose normali, i contratti con i fornitori vincitori d’appalto soddisfacevano un fabbisogno da 2-300 mila pezzi all’anno. Le ditte raccontano che il coronavirus li ha tagliati fuori. E Estar avrebbe ricevuto dalla Protezione civile nazionale poco più che briciole: 1.164.300 di mascherine Montrasio, che negli ospedali chiamano «Swiffer», stracci; appena 640 mila chirurgiche, 165.312 FFp2 e 14.100 FFp3. Poi più niente. Fino a febbraio, in Toscana arrivano quelle della Mediberg srl e Safe srl. Aveva vinto il bando a 3 centesimi a pezzo. Dopodiché Covid invade il mondo e salta tutto, la ditta racconta di non riuscire a trovare il tessuto non tessuto di cui sono fatte, e la Regione si appiglia a chi gli propone tempi di consegna strettissimi e grandi numeri. E gli sciacalli si scatenano. Vendono a prezzi compresi fra 1,20 e 1,60 euro. C’è chi le propone anche a 6 euro. Safe a metà marzo le fa arrivare a 2,20. «Abbiamo visto di tutto – dicono da Estar – Aste vere e proprie. Stringevi un accordo a un tot e poi improvvisamente se gli Usa o un altro paese si inserivano offrendo di più, ti facevano fuori – racconta un funzionario – Oppure broker che chiedevano pagamenti anticipati di tutto il carico quasi senza garanzie». Una borsa nera giocata su vite appese a un filo. Cinque milioni di chirurgiche sono state acquistate così a una media compresa fra 0,60 e 1,20 euro, pagate circa 4,5 milioni invece di 150 mila euro. Tre milioni di FFp2 e FFp3 ci costeranno quasi altrettanti milioni: le abbiamo strappate alla concorrenza a 3 o 3,20 euro invece che a 1,25.

I cartelli nella sanità

Rialzo fraudolento di prezzi sul pubblico mercato, frode in commercio, truffa, manovre speculative su merci. Il nucleo tutela spesa pubblica delle Guardia di Finanza indaga muovendosi su queste accuse. «Può essere capitato – spiega una fonte qualificata del nucleo – che alcune di queste società intermediarie per le forniture si siano accaparrate carichi attraverso manovre speculative, magari anche piazzando la sede legale in un paradiso fiscale, e ci siano riuscite costituendo di fatto un cartello». Gli investigatori stanno notando una costante. Alle gare si presenta sempre uno solo. «È una strategia per creare una rarefazione apparente dell’offerta che strozza l’ente pubblico e lo costringe a procedure emergenziali che fanno saltare il mercato». E nel commercio dei dispositivi sanitari si sta agitando di tutto, anche chi non ci ha mai nuotato prima.

Squali sbucati dal nulla

«Siamo stati costretti ad accettare ordini anche con società che non avevano mai commercializzato prima mascherine – raccontano da Estar – si occupavano di import-export di abbigliamento dalla Cina, e ora sono saltate sull’onda». Poi ci sono i broker oliati. E su quelli i finanzieri stanno facendo controlli incrociati. «In alcuni casi le ditte fornitrici e vincitrici d’appalto che si sono improvvisamente defilate potrebbero non raccontarla giusta», aggiunge la fonte inquirente. «Scorte finite», hanno detto. Ma una volta aperte le procedure d’urgenza sono piovute su Estar le proposte di intermediari che con i fornitori storici lavoravano anche prima. Non abbiamo potuto rifiutare. In un mare di squali, abbiamo abboccato come tonni. Ma i nostri cari stavano morendo in corsia.




8 pensieri su “Sorpresa, le mascherine annunciate non esistono: vendute allo scoperto”

    1. Non quadra…allora xché (forse la rep.Ceca,non ricordo), avevano risposto che QUELLE mascherine erano rubate, o la germania che NON le trovava più…
      Se non sono mai arrivate avrebbero negato indignati tutti quanti rispondendo”‘Cazzo dite qua non é mai arrivato nulla!!!”.
      E quindi???Più comodo dire “Ci hanno truffato!!!”.
      Io non me la bevo…

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