Coronavirus, il virologo Galli insiste sull’immunità razziale degli immigrati africani

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Massimo Galli, che sottolinea: «Quello che francamente spero possa essere confermato anche a livello di ricerca è il fatto che verosimilmente c’è una diversa disponibilità e diverse caratteristiche dei recettori per il virus in alcune etnie, in alcune popolazioni, soprattutto di origine africana»

Monumentale titolo di Libero. Ma sull’immunità razziale subsahariana al virus, di cui abbiamo parlato anche ieri, non siamo convinti. Anche perché le notizie di contagiati africani in Italia, anche morti, si moltiplicano. E visto che sono mediamente più giovani, nega alla radice anche il fatto che siano “più sani”: a parità di età sono molto meno sani di noi.

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Francesco Castelli, direttore del reparto di Malattie infettive degli Spedali Riuniti di Brescia e direttore della Scuola di specializzazione in Malattie Infettive presso l’università di Brescia che specifica altrettanto la minore incidenza nella popolazione straniera del territorio. Nel Bresciano si conta addirittura il 14 per cento di stranieri ma soltanto nei prossimi giorni si otterranno i dati sui tassi di incidenza per età ed etnia. «È un lavoro che stiamo facendo nei ritagli di tempo». Già, ora le priorità sono salvare il maggior numero di vite possibili.

«Ne possiamo catalogare almeno due: il primo è l’età media degli stranieri, di molto inferiore a quella della popolazione italiana. E infatti le forme cliniche a impatto più grave si hanno proprio nella popolazione adulta o addirittura anziana. Il secondo fattore è di carattere sociologico: di fronte a una stessa sintomatologia influenzale o comunque a una forma lieve come raffreddore o mal di gola difficilmente uno straniero si rivolge alla struttura sanitaria. Questa sarà una linea di ricerca interessante perché è cosa già nota che, sia per le malattie infettive che per quelle non infettive, si debbono tenere presenti le eventuali predisposizioni genetiche: la popolazione africana avrebbe una minore recettività al contagio. Tuttavia bisognerà anche valutare che la differenza tra gli italiani e gli stranieri si riduce quando questi ultimi sono in Italia da parecchio tempo».




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