Coronavirus, strage di medici: ma ci sono 230 disertori – VIDEO

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A Bergamo è morto il primo medico di famiglia contagiato da coronavirus. Si tratta di Mario Giovita, 65 anni.

A dare la notizia è stato Silvestro Scotti, il segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale. La vittima era ricoverata da alcuni giorni all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo ed era risultato positivo al tampone da coronavirus. Le sue condizioni fisiche si erano aggravate in ultimo e il decesso sarebbe sopraggiunto a causa delle complicanze da Covid-19.

Il dottor Giovita è morto lunedì 16 marzo. Laureato in Medicina e Chirurgia e specialista di malattie infettive, per decenni è stato il medico di famiglia di molti residenti di Caprino Bergamasco e Cisano Bergamasco. Su Facebook diversi i messaggi di dolore per ricordare il professionista scomparso. Anche il sindaco di Caprino, Davide Poletti, ha espresso il proprio cordoglio: “Le più sentite condoglianze da parte mia, dell’Amministrazione comunale e di tutta la cittadinanza di Caprino”.

La Federazione ha denunciato che se i medici fossero stati dotati delle protezioni individuali necessarie, la vita di Giovita sarebbe potuta essere salvata. La domanda che molti medici si fanno adesso non è se verranno contagiati, ma piuttosto quando questo avverrà. Da quanto emerso sarebbero oltre un centinaio i medici di base rimasti contagiati dal coronavirus. Alcuni di loro verserebbero in gravi condizioni. Scotti ha sottolineato che “ esporre noi ad un così alto rischio di contagio significa anche mettere a repentaglio la salute dei cittadini più fragili, quelli che quotidianamente assistiamo sul territorio per fare in modo che possano gestire complessi quadri di cronicità”.

Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei medici di Bergamo ha commentato i numeri pervenuti: “La situazione dei medici di famiglia nell’area di Bergamo, alle 12 di oggi, è di 118 ammalati o in quarantena su un totale di circa 600. Abbiamo avuto anche un morto, Mario Giovita, 65 anni. Senza contare diversi camici bianchi anziani e noti nel mondo medico bergamasco che sono morti in questi giorni. Tutti gli anziani se ne stanno andando qui. Non ci sono più posti all’obitorio dove mettere le salme. Uno scenario da apocalisse”.

Dei medici di famiglia contagiati, 23 non sarebbero stati sostituiti. Marinoni si è poi innervosito perché è stato detto che verranno date ai medici del territorio 5mila mascherine. Il che vuol dire circa una decina a testa. Sono mascherine monouso e quindi finirebbero in brevissimo tempo. Il presidente ha infine fatto un appello alla popolazione chiedendo di restare a casa: sembra di essere in guerra.

Intanto il direttore del Cardarelli racconta di 230 sanitari che si sono dati malati a Napoli per paura del contagio. Disertori.




4 pensieri su “Coronavirus, strage di medici: ma ci sono 230 disertori – VIDEO”

  1. Salvaguardare la propria vita non vuol dire sempre disertare.
    Ai soldati in guerra viene dato un fucile, l’equipaggiamento base per potersi difendere, quando incontrano il nemico hanno pari possibilità. Molti sono i fattori che fanno la differenza tra la morte e la vita quali l’astuzia, la tattica, la velocità di azione, talvolta la forza fisica, insomma te la giochi in base a molti fattori… ma qua vengono sacrificati come agnelli pasquali, sembra di vedere il film dei Pink Floyd ed il tritacarne governativo di The Wall.
    Alcuni hanno compreso quanto poco sia calcolata la pelle dei italiani per il sistema, allora perché essi dovrebbero attribuirgli un valore superiore? La loro vita non vale forse quella del malato? Sotto certi aspetti maggiore in quanto persona sana, rispetto ad una che ha già un piede nella fossa.
    Un punto di vista abominevole, così a freddo certo, ma temo che quando si deve fare la scelta personalmente le cose cambino. Prima di puntare il dito bisogna mettersi sempre nei panni dell’altro. Solo così avrai la sicurezza di essere imparziale.
    L’unica verità in questa storia che il governo è inqualificabile, individui NON degni della vita e della salute che a nostro dispetto hanno.

    1. Ciao Lavinia. Il tuo nickname mi fa pensare che tu sia una femminuccia, per questo ti parlo al femminile. Tu dici che una vita vale l’altra. No, cara Lavinia, non è vero. Tante volte ti ho letta su questo forum e non mi pare che tu accetti che la tua vita sia pari a quella di un negro. I moralisti si sono certamente scandalizzati a leggere le tue parole. Io non sono un moralista. Ai giovani laureati in medicina, si fa pronunciare un giuramento solenne: il giuramento di Ippocrate. Si promette di dedicare la vita, la propria scienza e coscienza a chi soffre. Non si chiama a testimone nessuna divinità, solo i principi etici che, secondo Kant, sono dentro di noi. È quella che i nostri padri antichi, quelli che hanno costruito questa nostra grande patria, chiamavano “Pietas”. La “Pietas” non è la pietà come la intendiamo noi. Non quella specie di ossequio peloso che tributiamo, per insegnamento evangelico, agli sciagurati, ai derelitti, ai drogati. Non è la funebre pietà dei vigliacchi… La Pietas non te la devi cercare. Ti si presenta con il sorriso della serendipity, come un arcobaleno di sentimenti di umanità, amore, sensibilità, affetto. È quello slancio semplice e spontaneo che ti riempie il cuore di gioia quando incontri le persone che ti sono care o che tu reputi degne di rispetto. È pudore e riguardo verso i tuoi pari. È deferenza verso i valori morali. È dedizione piena all’uomo e alle sue peculiarità. È riconoscere e rispettare l’uomo in ogni tuo pari. È la forza che ti spinge a pensare che non deve esistere differenza fra soffrire e veder soffrire. È vero che la chiesa, la filantropia, la solidarietà hanno le loro regole; ma la “Pietas”… quella non rientra nelle regole? Io non mi metterò mai nei panni di chi spergiura e fugge dal proprio dovere. Questi gesti ignobili lasciali ai negri, ai musulmani, agli zingari. Per loro la “Pietas” è un concetto vuoto, anzi: un peccato. L’onore e il dovere sono i termini di paragone per una grande personalità, come quella che tutti gli italiani devono possedere con orgoglio. Lo stesso orgoglio che lega tutti noi. Sbagli, Lavina. Sbagli

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