Invalida al 100% vive in camper da 4 anni: fosse arrivata su ONG sarebbe in hotel

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La casa popolare non arriva perché è italiana. Così, Elena, invalida al 100 per cento, è costretta a vivere in camper nel Frusinate: “Ho tentato il suicidio, non vedo via d’uscita”. Fosse sbarcata a Lampedusa a quest’ora sarebbe in hotel da anni:

“Per lavarmi uso l’acqua della fontanella e la riscaldo sui fornelli, per l’illuminazione invece mi sono attrezzata con un piccolo pannello solare”. La roulotte è fredda. “Io dormo rannicchiata qui”, dice indicando un vano sopra alla cabina del conducente. In queste condizioni di estrema precarietà, nel 2018, la donna ha persino dovuto affrontare la convalescenza da due interventi. Prima le hanno asportato l’utero, e poi è dovuta tornare in sala operatoria per una peritonite acuta. “Ero completamente sola e febbricitante, sono stati giorni terribili, non credevo sarei sopravvissuta”. Elena entra nel tunnel della depressione. Sono i giorni peggiori. Quelli in cui tutto sembra insormontabile.

“Ho cercato di farla finita”, confessa. “Ho legato una corda al tettuccio del camper e mi sono lasciata andare”. La fune fortunatamente si spezza, e lei cade a terra. “Credo sia stato un segnale, forse c’è del buono ad attendermi”. La speranza arriva sotto forma di assegno qualche mese più tardi. Elena riceve il reddito di cittadinanza. Un aiuto di circa 500 euro che le permette di ricominciare a fare la spesa, ma non di prendere una casa in affitto. “Senza busta paga – racconta amareggiata – non c’è nessuno disposto ad affittarmi una casa. Io non chiedo chissà cosa, solo di poter vivere con dignità”. Elena si sente di nuovo in trappola. Non vede via d’uscita. “Sono in un cerchio chiuso e solo una casa popolare mi potrebbe aiutare”. Ma quando è andata a chiedere informazioni al dipartimento Politiche abitative si è sentita rispondere: “Signora, si metta l’anima in pace perchè fa prima morire”.




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