Coronavirus, 6 casi in Lombardia: 3 paesi isolati e 250 in quarantena, è caos – VIDEO

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Sarebbe un ristorante (chissà quale) di Milano il locale in cui potrebbe essere avvenuto il contagio.

Il caso del contagio di Codogno rilancia ora il dibattito sulla chiusura dei voli dalla Cina. In mattinata l’immunologo Roberto Burioni ha, infatti, ribadito l’importanza di adottare regole ferree per arginare quanto prima la diffusione del coronavirus. “Le ultime notizie mi portano a ripetere per l’ennesima volta l’unica cosa importante: chi torna dalla Cina deve stare in quarantena”, ha scritto il medico su Facebook ribadendo l’importanza di non fare alcuna eccezione. “Spero che i politici lo capiscano perché le conseguenze di un errore sarebbero irreparabili”. Per il momento la Regione Lombardia ha deciso l’isolamento dei tre paesi facolaio dell’infezione, e cioè Castiglione d’Adda, Codogno e Casalpusterlengo.

“Si sta indagando con familiari, colleghi e amici sugli spostamenti”, hanno confermato dall’ospedale che stanno avviando le procedure per mettere in insolamento circa 250 persone, 160 delle quali lavorano all’Unilever con il 38enne.

Allarme coronavirus in Lombardia: sono sei i casi di positività, due legati al paziente ‘zero’ (al momento presunto), il 38enne di Codogno (Lodi), e tre persone residenti nella stessa zona. Si tratta dei primi casi di contagiati in Italia, non provenienti dunque direttamente dalla Cina. In pratica: abbiamo importato il virus dalla Cina, ‘grazie’ alla mancanza di controlli e quarantena di chi da lì arrivava, e ora il contagio ce lo abbiamo qui.

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Il 38enne è ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Codogno in gravi condizioni. L’uomo, sposato senza figli, si era recato al pronto soccorso il 18 febbraio, dopo una prima visita il 15.

Ed è positiva ai primi test anche la moglie incinta, già ricoverata al Sacco di Milano, e una terza persona che si è presentata spontaneamente in un ospedale con sintomi di polmonite e che avrebbe avuto dei contatti con il 38enne.

Ma da quanto appena dichiarato dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera, dai primi tamponi effettuati nella notte ci sono altri tre casi di positività su persone arrivate nello stesso ospedale con sintomi di polmonite.

L’uomo aveva infatti incontrato più volte tra il 5 e l’8 febbraio con un collega rientrato dalla Cina il 21 gennaio. L’uomo è stato subito ricoverato al Sacco dove ha eseguito i primi test risultati però negativi. Il tampone è stato inviato all’Istituto superiore di Sanità per approfondimenti. Per questo motivo “non ci sono certezze sull’identità del diffusore”, come ha spiegato ancora Gallera.

La procedura per la “quarantena obbligatoria” di familiari, medici e infermieri entrati in contatto con i pazienti riguarda circa almeno 70 persone, anche se l’assessore Gallera parla di 250 soggetti “su cui fare i tamponi e isolare”.

Una situazione ad alto rischio, che ha spinto l’assessore Gallera a diffondere questo messaggio: “Si invitano tutti i cittadini di Castiglione d’Adda e di Codogno, a scopo precauzionale, a rimanere in ambito domiciliare e ad evitare contatti sociali”. A questi si è poi aggiunto il comune di Casalpusterlengo. Chiunque avvertisse qualche sintomo del virus verrà sottoposto al tampone a domicilio.

Il 38enne lavora nella sede lodigiana della multinazionale Unilever a Casalpusterlengo, dove è immediatamente scattata la procedura d’emergenza. Sabato scorso aveva partecipato a un corso di primo soccorso della Croce Rossa a Codogno e aveva giocato una partita di calcio con il Picchio di Somaglia. Sembra poi che abbia anche preso parte a una gara di podismo sul territorio. La moglie, come si diceva in stato interessante, è invece una docente, ma al momento non stava insegnando perché in maternità. Il collega rientrato dalla Cina con cui il paziente ha cenato lavora invece per un’azienda di Fiorenzuola d’Arda (Piacenza). Una circostanza che ha fatto scattare i controlli della Ausl di Piacenza su tutto il territorio emiliano.




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