Coronavirus dilaga in Iran: città in quarantena, decine di infetti

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Scuole e università sono chiuse a Qom, città santa sciita nel nord-ovest dell’Iran, dove ieri ci sono state le prime due vittime per coronavirus (Covid-19) nella Repubblica islamica. Media locali segnalano la presenza di militari, che avrebbero bloccato alcune strade e isolato l’area intorno a un ospedale, mettendo di fatto in quarantena parte della città.

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Stamani, il ministero della Salute iraniano ha confermato almeno altri tre casi di contagio. Due risultano ricoverati a Qom, circa 150 km a sud-ovest della capitale Teheran, e un terzo ad Arak. Anche in questo caso si tratterebbe di un cittadino originario di Qom, di professione medico. Alcuni video diffusi sui social media mostrano l’ospedale Farghani di Qom evacuato da pazienti comuni per far spazio a possibili contagiati dal Covid-19.

Secondo fonti ufficiose gli infetti sarebbero decine.

Intanto, in Cina ad ogni cittadino è assegnato un codice colorato che va esibito per usare stazioni, autostrade e perfino entrare nei palazzi, mentre i droni sorvolano il traffico e registrano tutto. Espulsi tre reporter del «Wsj».

“Il comitato sanitario nazionale richiede esplicitamente che tutti i dati sperimentali dei test, i risultati e le conclusioni relative a questo virus non siano pubblicati su mezzi di comunicazione autonomi”. Così, il 2 gennaio, Pechino si rivolgeva via mail a medici e ricercatori di Wuhan, quando ancora il coronavirus non destava particolare preoccupazione nel mondo. Nulla doveva essere divulgato: tutto doveva rimanere all’interno dei confini della città focolaio di Wuhan. Tuttavia, una ventina di giorni dopo, il virus arrivò negli Stati Uniti, a causa di un cittadino di ritorno da Wuhan. In quel caso gli Usa curarono con successo il paziente, avvalendosi di un antivirale in via di sperimentazione, richiesto dalla Cina qualche giorno prima della somministrazione.

Dopo la cura con il Remdesivir, i sintomi nel paziente americano scomparirono e i risultati furono immediatamente pubblicati nel New England Journal of Medicine. Ma prima ancora che gli Usa abbiano testato il farmaco, l’’Istituto di Virologia di Wuhan richiede ufficialmente il brevetto del Remdevisir per il “trattamento dei pazienti malati di coronavirus”. La motivazione della richiesta verrà resa nota solo due settimane dopo. Nel testo in esame la Cina adduceva a “interessi di sicurezza nazionale”, prima ancora di aver preso misure stringenti come quarantena e sospensione dei servizi per bloccare la diffusione del virus. I sospetti sul comportamento del governo cinese si intensificano.




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