Coronavirus, Burioni: “Guardate cosa accade in Giappone”

Condividi!

Nell’ultimo intervento sul sito Medical Facts, Roberto Burioni analizza due casi particolari avvenuti in Cina e Germania per ribadire che il coronavirus può essere trasmesso anche quando i sintomi non sono ancora presenti, o lo sono in modo sfumato. In particolare, in Germania erano stati rimpatriati 126 tedeschi dalla Cina: solo due sono risultati positivi al test diagnostico molecolare, nonostante avessero in precedenza superato le visite mediche e non presentassero alcun sintomo. Esami approfonditi hanno accertato che che il virus si trovava nella gola dei due soggetti, completamente sani ma comunque in grado di infettare altre persone. La cosa ancora più preoccupante, secondo Burioni, è che nessuno dei due ha poi sviluppato sintomi chiari. “Cosa ci insegnano questi casi?”, si domanda il noto virologo che poi risponde: “Non dobbiamo scherzare con questo virus. La sua ‘minore gravità’ rispetto, per esempio, alla Sars è un’arma a doppio taglio: meno rischio di morte per il singolo, ma, allo stesso tempo, maggior rischio di trasmissione. Il che equivale a dire che questo nuovo coronavirus è molto più pericoloso di quello precedente, perché molti più individui rischiano di essere infettati”.

Leggete:

Ascoltate:

Viene attaccato dalle sardine:




5 pensieri su “Coronavirus, Burioni: “Guardate cosa accade in Giappone””

  1. Per quanto riguarda i vaccini a tappeto, persino contro la flatulenza inopportuna, prenderei le distanze e mi leggerei “vaccini si vaccini no” di un professore che la sa lunga sugli effetti indesiderati postumi all’inoculazione.

  2. Guardiamo in Giappone? Bastava vedere il funzionario che si è subito suicidato dopo aver fatto passare i primi. Tipico comportamento Nippo, un gesto che vale più di mille parole. Non mi va di fare il menagramo ma questo è un evento di portata storica, a prescindere da come ci si è arrivati. E io ci vedo parecchia malizia nella propagazione. Perchè l’incompetenza non è sufficiente a giustificare la catena di errori che tutti sembrano commettere, pur valutando la media estremamente bassa dei supposti “competenti”.

Lascia un commento