Nigeriano armato di ascia spiega motivi assalto: “Sono senza lavoro e soldi”

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Proseguono le indagini per la tentata strage di lunedì 17 febbraio per le vie di Castiglione delle Stiviere (in provincia di Mantova):

Nigeriano con ascia sfascia vetrine e ferisce passante: tentata strage – VIDEO

Il 29enne di nazionalità nigeriana senza fissa dimora O.B, armato di ascia, si è scagliato contro alcuni automobilisti di passaggio, gettandosi in mezzo alla strada, minacciandoli con l’arma e gridando in loro direzione.

Numerose le vetture vandalizzate. Sfasciate le vetrine di un mobilificio Volonghi. Diistrutta l’auto di una delle dipendenti del negozio, gravemente danneggiate altre due vetture ed un furgone della ditta che si trovava posteggiato nel piazzale antistante.

Obiettivo della furia del nigeriano anche un passante di 35 anni. Aggredito con l’ascia, colpito con il dorso dell’arma, è stato ferito ma in modo non grave.

Ad essere attaccati anche i carabinieri del comando stazione di Castiglione delle Stiviere, intervenuti con una gazzella nel tentativo di arginare la violenza del nigeriano, ma rimasti a loro volta vittime della sua ascia. Solo grazie alla prontezza di riflessi del militare al volante della gazzella, il quale ha innestato la marcia e messo in moto mentre lo straniero sollevava l’arma per colpire il maresciallo che si trovava nel lato passeggero, si è potuto evitare il peggio.

Tutto perché mica si può sparare all’immigrato che armato di ascia assale i passanti!

Bloccato dagli uomini dell’Arma, intervenuti sul posto con scudi e tenute antisommossa, l’africano è finalmente finito in manette. “Sono senza lavoro e senza soldi”, queste le uniche parole pronunciate al momento del fermo.

Durante la perquisizione in caserma, il 29enne è stato trovato in possesso anche di un coltello. Osservando con maggiore attenzione l’ascia utilizzata nell’agguato, è risultato chiaro che il manico fosse stato accorciato di proposito, forse per rendere l’arma più corta e quindi più semplice da occultare. Il che ha fatto supporre che alla base di tutto ci potesse essere una premeditazione, corroborata anche dalla perfetta lucidità e capacità di intendere e di volere riconosciuta allo stesso.




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