La sinistra progetta di sostituire gli italiani con immigrati: “Conviene”

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Un vero e proprio progetto criminale di sostituzione etnica arriva dal giornale di Selvaggia Lucarelli:

A parte la volgare riduzione di tutto a mero vantaggio economico, il che svela l’essenza della moderna sinistra schiavista, questo è nero su bianco un programma di sostituzione etnica.

Evidentemente la Serafini non è un cervello in fuga.




8 pensieri su “La sinistra progetta di sostituire gli italiani con immigrati: “Conviene””

  1. Io voglio una pin up giapponese al posto di questa qui!La voglio fuori dalle palle xché costa e dice cazzate bibliche!Allora, arriva o no il kgb a fare sto scambio?
    Mi sta pure sui coglioni dai!Facciamo presto e mandiamola a farsi mantenere a kebabbopoli!

  2. La chiamano ‘analisi’? Io la chiamerei progetto criminale. E mi trattengo solo perché ci mettono veramente un attimo ad indagarti se osi proferire una parola di troppo, non aspettano altro per chiudere la bocca a chi si oppone a queste follie.
    Ma lo trovo anche perfettamente coerente con la loro idea di umanità intercambiabile e di primato assoluto del ‘mercato’, quindi di ciò che conviene monetariamente rispetto alle esigenze degli individui.

  3. La Serafini é un’ultraliberista convinta, spesso ospite a varie trasmissioni televisive, in cui pronunciava sempre la stessa frase: meno Stato più mercato. Dunque la sua é un’uscita che per quanto delirante non deve affatto sorprendere. Va detto che fa parte di Italia Viva di Renzi, per cui abbiamo detto tutto.

    Personalmente credo che investire soldi pubblici per cercare di aumentare la natalità, e fare deficit, può valerne la pena, perché più nascite significano più potenziali lavoratori che pagano i contributi e le pensioni all’INPS. Però allo stesso tempo potrebbero essere soldi buttati al vento, perché per spingere gli italiani a fare più figli non é sufficiente erogare fondi e introdurre il quoziente familiare, ma ci vuole un cambio collettivo della mentalità, in cui la nascita di un figlio non venga considerata un ostacolo o una rottura, ma una benedizione di Dio e una risorsa per la società.

    Sicuramente ci sono spese improduttive che lo Stato deve tagliare – a cominciare proprio da quelle per l’accoglienza dei finti profughi africani, che invece la politica non mette in discussione – ma quelle per la famiglia non possono essere inserite in quella categoria.

  4. Hai detto tutto il necessario Werner, ma permettimi di aggiungere una postilla. Fino a qualche decennio fa si facevano più figli, a parte l’effetto trainante, diciamo prima ancora, perché fare figli non era un peso economico ma essi stessi, in breve, divenivano una risorsa, non una obbligata palla al piede finché non trovano lavoro. I giudici obbligano al mantenimento anche di un quarantenne se non lavora.
    Tutto ciò deriva dalla centralità in cui è stato messo il ‘bambino’, anche quando bambino non è nemmeno più. Eliminiamo il concetto di ‘regalo di Dio’ quasi fosse una specie di feticcio da venerare, il bambino deve anche essere, crudemente, ricondotto alla sua funzione di utilità, sia per la società, sia per la famiglia e per l’individuo. Non solo in prospettiva futuro del tipo, si occuperà di me quando sarò vecchio, ma anche nel medio termine quando sarà capace di contribuire. Più i figli si viziano, e più saranno le persone che eviteranno di farli solo per trovarsi un principino cui tutto è dovuto, anche legalmente, e che per similitudine agli altri, pretende tutto.

    1. Guarda, fino agli anni sessanta la realtà socioculturale era ben diversa. Basti pensare al fatto che gli adolescenti delle famiglie più numerose andavano a lavorare per contribuire al sostegno economico della baracca. Il che contribuiva a renderli responsabili fin da piccoli per poi diventare degli adulti maturi, non come oggi che siamo pieni di 30-40enni che sono bimbiminkia. Va detto anche che si facevano più figli perché molti disconoscevano la contraccezione, e non c’era ancora l’aborto legale. Avere più nascite é conveniente soprattutto per chi é anziano. Vero é che grazie ai progressi medico-scientifici si vive di più, ma ciò nonostante la terza età comporta comunque meno autosufficienza. Le proiezioni ISTAT parlano di un 33% di popolazione over65 per il 2050 su una popolazione di 54 milioni di unità, e ciò significa che i rimanenti 2/3 dovranno pagare più tasse di oggi per sostenere una spesa previdenziale che aumenterà sempre più ed assorbirà almeno la metà della spesa pubblica totale. E non ci saranno immigrati che potranno invertire la rotta, perché come abbiamo visto, da quando l’immigrazione in Italia é divenuta massiccia, ovvero negli ultimi 25 anni, la popolazione é aumentata ma continua ad invecchiare, perché chi ci ha governato non ha voluto fare politiche demografiche. E ne piangeremo le conseguenze.

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