Gregoretti, Salvini in Senato: “Ho difeso la mia Patria. Chi scappa è tra i banchi del governo”

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“Facciamo decidere a un giudice, usciamo da quest’aula e facciamo decidere lui”. Matteo Salvini, in aula al Senato, annuncia la posizione ufficiale della Lega sul caso Gregoretti. “Ormai il re è nudo, potete andare avanti qualche mese o settimana ma in democrazia il giudizio lo dà il popolo”, è l’avviso del leader leghista alla maggioranza, che voterà per mandarlo a processo per sequestro di persona.

“Questo governo è tenuto insieme dalla paura del voto e applica il rinvio eterno: non sceglie sul Mes, sulla prescrizione, sulle autostrade. State tenendo ferma la Gronda, state tenendo in ostaggio i genovesi e i liguri. Fate qualcosa, decidete sull’Ilva, sull’Alitalia. Sono sei mesi che litigate su tutto e siete uniti solo dal concetto che ‘Salvini è cattivo'”.

“Andrò a processo e verrò archiviato. Mettiamo la parola fine a questa evidente aggressione politica. Un’aggressione non da parte della magistratura, perché io ho riletto il dispositivo del Tribunale di Catania”, in cui la Procura chiede l’archiviazione. “Io sono convinto che questa sarà la fine di questa vicenda e che coloro che oggi voteranno pensando di vincere, saranno sconfitti dalla verità e dalla realtà storica. Vada come vada – conclude -, i numeri sono chiari ed evidenti. C’è una maggioranza Pd-Iv-M5s che ritiene io debba essere processato”.




Un pensiero su “Gregoretti, Salvini in Senato: “Ho difeso la mia Patria. Chi scappa è tra i banchi del governo””

  1. Salvini ha fatto risorgere un concetto morto con l’armistizio dell’8 settembre 1943: il concetto di PATRIA. La patria non è semplicemente il “paese”o la “nazione”. È la terra dei nostri PADRI. La patria è morta quell’8 settembre, sepolta dalla ferocia comunista, dalla stupidità comunista, dall’inciviltà comunista. Le stesse ferocia, stupidità, inciviltà che ci governano adesso; di coloro che l’Europa e la lobby ebraica ci impongono per schiacciarci. Il modo migliore per cancellare una nazione è negarle di essere una patria; cancellarne la storia e l’identità

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