Legate, picchiate e rapinate da gang al grido “Allah Akbar”

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Legate, picchiate, rapinate. Un incubo all’ora di cena. Quando ha fatto irruzione in casa loro una gang islamica di quattro energumeni.

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Ad averlo vissuto sono state tre donne: nonna Palmira Galvan, di 89 anni, sua figlia Marta Veronese, di 60, e la badante Tatiana di 43.

Le tre donne sono rimaste in loro balia per almeno quaranta minuti. L’irruzione tra le 19 e le 19.30, la fuga verso le 20.04, quando è arrivata una delle amiche di Marta Veronese, per la consueta partita a burraco del giovedì sera e che li ha persino incrociati senza sospettare alcunché.

Le donne stavano mangiando e si sono viste gli sconosciuti di fronte. La badante ha iniziato a urlare terrorizzata ed è stata colpita due volte in faccia fino a lacerarle il labbro e poi legata alla sedia, chiudendole la bocca con del nastro adesivo. Anche l’anziana è stata legata e fatta sedere. Marta, invece, dopo essere stata legata ai polsi, è stata costretta a far strada ai malviventi per portarli al piano superiore, fino alla cassaforte.

Anche Marta è stata picchiata al volto. Forse per rilevare la combinazione del forziere. E una volta razziati soldi e preziosi ecco l’imprevisto: il cellulare della sessantenne ha cominciato a squillare. Era una delle amica attese per la partita di burraco che cercava di contattarla per farsi aprire, visto che non rispondeva al citofono. E in contemporanea si è messo a squillare anche il cordless: era il fratello Marino a chiamare la donna, preoccupato perché non si era fatta sentire. È a quel punto che i banditi, dopo aver preso i due telefoni, che hanno deciso di andarsene sempre dal retro dirigendosi verso Jesolo Paese. Ma prima di uscire si sono rivolti alle donne gridando «Allah Akbar», come fossero dei terroristi islamici.




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