L’arcivescovo di Milano chiama la resa alla ‘società plurale’

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Nuovo delirio migratorio dell’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, che ha delineato una società futura ‘plurale’.

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«Dobbiamo liberarci dalla logica del puro pronto soccorso; dobbiamo andare oltre le pratiche assistenzialistiche mortificanti per chi le offre e per chi le riceve, anche oltre una interpretazione che intenda “integrazione” come “omologazione” (alla francese, ndr). Si tratta di dare volto, voce e parola alla convivialità delle differenze, passando dalla logica del misconoscimento alla profezia del riconoscimento. Siamo chiamati a guardare con fiducia alla possibilità di dare volto a una società plurale in cui i tratti identitari delle culture contribuiscano a un umanesimo inedito e promettente; siamo chiamati mostrare come le nostre tradizioni, la nostra identità lombarda e ambrosiana è così ricca di valori e dimensioni da dar vita a riedizioni inedite e inaspettate delle nostre radici».

Non vogliamo né una società che tenta di ‘integrare’, e quindi uccidere sia la cultura autoctona che quella entrante, come accade in Francia tra l’altro creando poi un fenomeno di rigetto, né vogliamo il tipo di società all’inglese in cui convivono società parallele e separate.

Vogliamo rimanere noi stessi senza cedere agli invasori pezzi di territorio. L’Italia è già satura di immigrati.




3 pensieri su “L’arcivescovo di Milano chiama la resa alla ‘società plurale’”

  1. Occhio a cedere territorio ai rifugiati conquistatori… l’appetito vien mangiando e poi si uniscono i puntini.

    Visualizzare mentalmente mappa delle Alpi Orobie con un pezzo di Veneto giuntati alla Calabria da un tunnel sotterraneo, più capitale a Colle Oppio. Ingresso libero alla moschea però anche noi lasciamo stendere tappeti a San Marco. E sarà pure un affare, l’affare del secolo.

    P.S.: No, i pally mi stanno sulle palle, non è la mia guerra e non faccio il tifo. Però, mutatis mutandis, allo stesso modo resterem(m)o in mutande. E altri diranno: non è la mia guerra e poi tanto i maccaroni mi stanno sullo stomaco.

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