Coronavirus, mascherine protettive sono made in China: prodotte a Wuhan

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In molti, in questi giorni di psicosi, hanno preso in considerazione l’idea di acquistare una mascherina protettiva contro i virus.

La sorpresa: la stessa etichetta ci spiega che la mascherina è stata prodotta e confezionata a “Wuhan, Hubei, China”. Ovvero nella città epicentro del contagio. Il mondo ha concentrato tutta la produzione in Cina, geniale. In questo modo si è reso più instabile e fragile.

Il coronavirus accelera e fa salire a quasi 6000 il numero dei contagi, in più i decessi sono cresciuti quasi di un terzo. “Abituiamoci, per un po’ il virus si espanderà in modo esponenziale”, prevede Giovanni Di Perri, l’epidemiologo intervistato da Repubblica per capire meglio cosa sta succedendo al virus partito da Wuhan. Il tasso di letalità del coronavirus è basso, attestandosi attorno al 3-4% contro il 10% della Sars che causò quasi 800 decessi per 8000 contagi.

Di Perri individua però un problema che va al di là del tasso di letalità: “Se i contagi marciano a questo ritmo, potremmo avere talmente tante persone colpite da superare il bilancio delle vittime della Sars. Anche la Spagnola aveva un tasso moderato, intorno al 5%. Ma contagiò un numero enorme di individui e alla fine ne uccise 20 milioni”. Ovviamente uno scenario così apocalittico è da escludere, però la preoccupazione è legittima perché non è prevedibile fino a dove si spingerà il virus. Anche quando finirà non è semplice da stabilire, di sicuro per Perri “la primavera non cancellerà l’epidemia. Ci aiuterà solo perché non rischieremo più di confonderla con l’influenza stagionale”.




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