Clandestino non è stato pestato, e ora i Poliziotti denunciano la sinistra

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Ricordate il caso del clandestino morto dopo un tentativo di fuga dal centro rimpatri di Gradisca in Friuli? Secondo la sinistra e media bufalari come Fatto, Repubblica e Avvenire era “stato picchiato dai poliziotti”. In realtà non è nemmeno morto per un pestaggio. E ora i poliziotti vogliono, giustamente, querelare:

Cpr Gradisca, Fsp Polizia dopo i primi esiti dell’autopsia sul migrante morto: “Valutiamo querele contro chi ha attaccato inopinatamente Forze dell’ordine”

“I primi esiti dell’esame autoptico hanno consentito di escludere che la drammatica morte del cittadino georgiano ospite del Cpr di Gradisca D’Isonzo sia dipesa da lesioni conseguenti a percosse, e anche se ancora chi di dovere deve svolgere il proprio lavoro fino in fondo, una cosa è certa: il fatto che, come spesso accade, c’è chi inopinatamente attacca per partito preso l’operato delle Forze di polizia avanzando sospetti e persino accuse pesantissime. Un atteggiamento inammissibile, che infanga l’immagine stessa della Polizia di Stato, e che attenta alla fiducia che i cittadini ripongono in chi porta la divisa, elemento imprescindibile e valore che sta a fondamento del nostro lavoro. Come Fsp abbiamo quindi dato mandato al nostro Ufficio legale perché valuti l’esistenza dei presupposti per sporgere querela contro i soliti inutili censori che, senza mezzi termini, hanno addebitato la morte dell’ospite del Cpr addirittura a un presunto pestaggio da parte dei colleghi, additandoli di fatto come presunti assassini”.

Così Valter Mazzetti, Segretario Generale dell’Fsp Polizia di Stato, dopo le prime notizie seguite all’autopsia effettuata sul corpo del georgiano Vakhtang Enukidze, detenuto al Cpr di Gradisca D’Isonzo e deceduto in circostanze su cui Squadra mobile e Magistratura stanno indagando.

“Ci aspettiamo che anche l’Amministrazione reagisca a questi attacchi ingiustificati, gratuiti, odiosi e inammissibili, non solo a parole ma con i fatti – conclude Mazzetti –. Già operiamo in contesti come quello del Cpr in situazioni difficilissime e insicure, sopportare anche i deliri di chi non esita a strumentalizzare una morte a fini propagandistici è troppo. A certi soloni tuttologi consigliamo, se ne hanno la capacità, di fare un concorso in polizia e farci vedere in prima persona come si lavora. I poliziotti hanno una professionalità, un senso del dovere, uno spirito di sacrificio e soprattutto una dignità che impongono rispetto. Ci attendiamo quindi come prima cosa delle sonore scuse per i poliziotti, e che cessi questa continua e violenta campagna d’odio che si solleva ad ogni piè sospinto contro le Forze dell’ordine, frutto di una subcultura ideologica che costringe il personale a lavorare in condizioni oltremodo snervanti”.




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