A 89 anni costretta a vivere in un garage: non è arrivata col barcone

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All’età di 89 anni, Giovanna è costretta a vivere in un box sotterraneo assieme al figlio Livio.

“Quando ho perso il lavoro – ricorda Livio – non potevamo più pagare l’affitto e così ci siamo trasferiti in questo box, doveva essere una soluzione temporanea ma purtroppo siamo ancora qui”. Per Giovanna non è stato facile. “Prima avevo una bella casa, piena di mobili e con una cucina vera”, dice tra i sospiri. I due sopravvivono grazie alla sua pensione d’invalidità e alla reversibilità del marito, poco più di 7mila euro l’anno. Bastano appena per provvedere allo stretto necessario e pagare l’affitto di questo posto auto. E nonostante Livio si affanni alla ricerca di un lavoro, sinora ha trovato solo porte chiuse. “Riesco a mettere insieme poche decine di euro al mese”, ci confessa. Sopravvivere in condizioni del genere è una sfida quotidiana. Il freddo è insopportabile. Giovanna si guarda le mani segnate da chiazze rossastre e piccole ferite. “Mi sono venuti i geloni da quando viviamo qui, prima non li avevo”, racconta mentre siede davanti ad una stufetta elettrica. Unica fonte di calore del box. “La temperatura media oscilla tra i dodici e i quattordici gradi, ma nei periodi più freddi arriva anche a sette”, spiega Livio.

Se fosse arrivata come clandestina con un barcone, Giovanna vivrebbe in un hotel per finti profughi. Ma è italiana.

Eppure a Ostia di soldi ne girano eccome, ad esempio per i progetti della Caritas legati al sostegno degli immigrati. Per la precisione 350 mila euro all’anno, circa 1000 euro al giorno, ottenuti grazie a una assegnazione diretta. A scoprirlo è stato Luca Marsella, consigliere di CasaPound al Municipio di Ostia, che ha avuto accesso agli atti. Il comune di Roma in pratica devolveva queste ingenti somme dal 2013 ad oggi, prima con l’amministrazione municipale di centrodestra poi con quella di centrosinistra (sciolta per mafia).
Alla cooperativa “Roma solidarietà”, direttamente legata alla Caritas, sono stati quindi sborsati centinaia di migliaia di euro per la gestione delle mense in favore di soggetti in condizioni di disagio. Il problema però è che questi soggetti nella maggior parte dei casi erano rom e immigrati.




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