Missione Sophia, così la UE vuole traghettare migliaia di clandestini in Italia

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La missione navale Sophia dovrebbe ripartire. Lo dice il commissario europeo all’Economia, ex presidente del Consiglio ed ex ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, rispondendo ad una domanda a Bruxelles, a margine dell’Eurogruppo.

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“Io penso di sì – afferma Gentiloni a chi gli chiede se, in qualità di ex premier, ritenga che la missione debba ripartire oppure no -. Penso che, naturalmente verificando le condizioni con i Paesi interessati, in un momento come questo avere in mare una missione navale europea abbia solo risvolti positivi. Non vedo – conclude – quali possano essere quelli negativi”.

Lo chiamano ‘blocco navale’, in realtà l’operazione Sophia è stato un traghettamento di clandestini con navi militari europee in Italia con la scusa, proprio, di fermare gli scafisti.

Quindi immaginate navi militari di Paesi Ue che si trovano in acque internazionali davanti alla Libia per, ufficialmente, “bloccare le armi”, e trovano i soliti barconi. Come da precedenti accordi, finirebbero tutti in Italia.

La missione Sophia, lungi dall’essere una lotta al business dei clandestini e alla tratta dei nuovi schiavi, era un servizio taxi in sinergia con le Ong. E’ stata chiusa da Salvini:

Perché, come firmato da Renzi, in cambio di ‘flessibilità sul deficit’, i clandestini finivano tutti in Italia. Che poi ci facevano spendere miliardi di euro. Che però finivano alle coop vicine al PD.

Una calamita che, tra l’altro, ci costava 129mila euro al giorno: escluso il costo di mantenimento dei fancazzisti che ci portava a casa e che finiscono nei centri di accoglienza.

Ricordiamo che i clandestini sbarcati dalla missione Sophia sono il 9% del totale degli arrivi negli ultimi tre anni: parliamo di oltre 50mila clandestini che non sarebbero dovuti finire in Italia.

Eunavformed era nata per schiacciare i trafficanti di esseri umani come ora viene spacciata come “blocco navale per le armi”: in realtà si era trasformata nell’ennesimo servizio di taxi a favore degli scafisti. La flotta Ue non è mai riuscita a fermare il business dei migranti: anzi, lo ha facilitato. Accadrebbe la stessa identica cosa: avere navi militari di Paesi Ue in zona sarebbe un potente pull factor, più forte della presenza di Ong.

Non è stato un blocco navale. Non lo sarebbe questo.

L’Italia ha speso oltre 200 milioni di euro per l’operazione Sophia. Solo per i mezzi.

E poi, ovviamente, ci sono i costi per mantenere i 50mila in hotel. Che tenendo conto di 2 anni di permanenza media a 35 euro al giorno, fanno 1.277.500.000

Insomma, la missione Ue c’è costato oltre 1,5 miliardi di euro, e qui c’è ancora qualcuno che vorrebbe prorogarla. Ma che chiuda.

Del resto, cosa vi aspettavate, da una missione che prende il nome dal figlio di una clandestina nata a bordo di una delle navi militari Ue? Già nel nome il simbolo della sostituzione etnica per via demografica.

Noi vogliamo una missione che recupera clandestini e li riporta in Africa. Noi rivogliamo Salvini.




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