“Mi tappava la bocca e mi riempiva di pugni”. Così l’immigrato ha provato a stuprarla

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È sotto choc la giovane donna aggredita giovedì notte a Firenze da un immigrato col volto coperto che, dopo averla assalita alle spalle, ha tentato di violentarla, strappandole i vestiti e riempiendola di botte al minimo accenno di resistenza:

Firenze, presa a pugni per stuprarla: si cerca immigrato

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“Ho 32 anni, e da tanto tempo ormai lavoro in un locale nella zona di Santa Croce, nel cuore del centro storico. Stavo rientrando a casa ed ero quasi in piazza dei Giudici, a due passi dalla Galleria degli Uffizi, erano da poco passate le due di notte. Quante volte ho percorso quella strada, quante volte ho attraversato quella piazza”.

“Ho spesso avuto paura, ma ho sempre pensato che non mi sarebbe mai potuto accadere nulla di male. Poi, l’altra sera, un uomo col viso coperto da un cappuccio mi ha prima spinta contro un muro, poi mi ha tappato la bocca abbassandomi in pochi istanti i pantaloni”.

“Mi ha palpeggiata e ha cercato di violentarmi: ci sarebbe riuscito se non fosse stato per quattro ragazzi che stavano uscendo da una discoteca e che hanno sentito le mie urla. Subito dopo sono arrivati i carabinieri. È stato terribile, mai avrei pensato che mi potesse accadere una cosa del genere”.

“Lui continuava a urlare: ‘Stai zitta, stai zitta’. Io cercavo di divincolarmi ma lui con una mano mi tappava la bocca, con l’altra mi riempiva di pugni sugli occhi, sulla bocca, sulle guance. Dappertutto, non so neppure raccontare, spiegare bene che cosa si prova, quale tipo di dolore. A un certo punto mi ha colpita così forte che sono caduta a terra, ho sbattuto la testa e lui è riuscito ad abbassarmi i pantaloni. Io continuavo a divincolarmi ma avevo la sua mano sempre sulla bocca e non potevo chiedere aiuto. È stato un incubo. Poi con tutta la forza che avevo in me sono riuscita a mordergli un dito: lui allora, forse per il dolore, ha sollevato la mano e io ho urlato sperando che qualcuno mi sentisse”.

La vicenda avrebbe potuto concludersi in maniera assai peggiore, se il gruppo di giovani non fosse accorso, insieme ai carabinieri. “Sentivo che mi cercavano ma non riuscivano a vedermi. Sono riuscita di nuovo a urlare aiuto e mi hanno trovata. Quell’uomo, invece, è scappato”, spiega la 30enne.

“Non sono riuscita a dormire né credo che ci riuscirò per molto tempo, ho sempre la sua immagine incollata addosso. Ed è inutile dire che ho paura e che sarà difficile tornare alla normalità, al lavoro, alla vita di sempre. È assurdo che accadano cose del genere, e purtroppo so di non essere l’unica”, dice con amarezza. “Non si può più fare finta di nulla. Ho deciso di raccontare questa storia perché qualcuno faccia qualcosa. Lo faccio per me e per tutte le altre che si vergognano, che soffrono in silenzio, che si portano da sole un peso che anche io, adesso, ho sopra le spalle e dentro il cuore. E so che forse lo avrò per sempre” afferma, concludendo così la sua testimonianza.




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