Facebook, anche i cittadini dovrebbero avere gli stessi diritti di CasaPound

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Come sapete, il monopolista Facebook è stato condannato a riattivare la pagina di CasaPound, a pagare 15.000,00 euro di spese e competenze legali, a versare 800,00 euro, a titolo di penale, per ogni giorno di ritardo in caso di violazione dell’ordine di riattivazione. La pagina è attualmente attiva. Ma non visibile a tutti a quanto ci risulta.

L’articolo 49 della Costituzione – Secondo il giudice di Roma, chiudendo la pagina di CasaPound, ha violato l’art. 49 della Costituzione, che recita: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

«Il pluralismo politico», motiva il Giudice, «costituisce per il soggetto Facebook ad un tempo condizione e limite nel rapporto con gli utenti che chiedano l’accesso al proprio servizio». E prosegue scrivendo che CasaPound «opera legittimamente nel panorama politico italiano dal 2009».

La sentenza, come abbiamo scritto ieri, è storica. La vittoria di CasaPound è una vittoria di tutti gli amanti della libertà di espressione e della superiorità delle leggi di uno Stato sovrano rispetto ai TOS di una multinazionale.

Ma è una vittoria monca.

Perché l’accesso al dibattito pubblico non deve essere limitato ai movimenti politici. E’ un diritto naturale e costituzionale di ogni cittadino italiano. Non deve essere necessario fondare un partito e poi associarvi una pagina per avere il diritto a partecipare al dibattito pubblico.

Ogni pagina e profilo che non viola le leggi italiane deve essere libero di esistere su Facebook, se Facebook vuole essere libero di esistere in Italia.




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