Tasse rinviate per 6 mesi, Salvini: “Governo vada a casa”

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I giallofucsia hanno concordato sul rinvio di sei mesi, a partire cioè da luglio 2020, dell’entrata in vigore della tanto annunciata plastic tax con la riduzione dell’85% dell’impatto, in modo da consentire alle imprese di “avere tutto l’agio temporale per adottare le strategie conseguenti”. Discorso simile per la sugar tax: “Siamo intervenuti anche sulla sugar tax” mantenendo l’impostazione perché “si cambino alcune abitudini di vita e i produttori siano orientati a non produrre bevande soverchiamente” zuccherate, ma l’imposta scatterà “dal 1 ottobre” così le imprese avranno “tutto l’agio temporale per riformulare le loro linee produttive e rielaborare le loro strategie imprenditoriali”. Risolto anche il nodo sulle auto aziendali: “Abbiamo azzerato la tassa – ha spiegato il premier -. Nessuno dica più che siamo il governo delle tasse”. Infatti, siete il governo delle tasse rinviate sei mesi.

“E’ un governo che sta insieme con lo
scotch, prima prendono atto e prima
prende atto il presidente Mattarella
che l’Italia sta perdendo aziende e
credibilità nel mondo, meglio è”. Così
il leader della Lega, Salvini a un ga-
zebo del partito per la raccolta delle
firme contro il Mes.

Conte “tolga il disturbo”, incalza. Se
le tasse “le rinvii di tre mesi sempre
tasse sono”. Un possibile ricorso alla
Consulta contro la Manovra? “Prima vo-
gliamo fare di tutto per bloccare que-
sto Trattato, un rischio per il Paese”.

A rendere ancora più drammatica l’idea di aumentare le tasse, sono le notizie in arrivo dalla Germania.

Nel mese di ottobre, rispetto al precedente la produzione industriale tedesca è calata dell’1,7%, smentendo clamorosamente le aspettative che vedevano una (modesta) crescita dello 0,1%. Non va meglio su base annuale: la netta discesa è evidente e parla di un -5,3% contro una previsione del -3,6%. Sempre anno su anno, è dalla seconda metà del 2018 che non si registra un dato positivo.

A preoccupare è, soprattutto, la fiacca dinamica di settori al di fuori di quello dell’automobile, già da tempo in fibrillazione. Calano gli investimenti, le costruzioni, tracollano (-4,4% su base mensile) i beni capitali. Campanelli d’allarme che non depongono a fare di un rapido recupero.

“La debolezza economica nell’industria rimane”, ha spiegato in una nota il ministero dell’Economia, che ostenta comunque sicurezza: “Gli ultimi sviluppi di nuovi ordini e le aspettative commerciali indicano che nei prossimi mesi potrebbe emergere una tendenza stabilizzante”. Verso il basso.

E’ tutto frutto del crollo cinese dovuto ai dazi di Trump che sta riportando a casa le industrie americane. Noi importeremo la recessione dalla Germania.




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