Chef Gorini accusato di ‘razzismo’: ha mimato gli occhi a mandorla dei cinesi

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Messo alla gogna internazionale e costretto a scusarsi perché ha mimato gli occhi a mandorla dei cinesi. È successo al cuoco italiano Gianluca Gorini, del ristorante Da Gorini, tra l’altro fresco di una stella Michelin, per il quale una foto scherzosa e goliardica diffusa sui social si è trasformata in un boomerang mediatico — alimentato dalla solita macchina del fango politicamente corretta — di proporzioni indegne.

Basta una foto scherzosa per finire nel tritacarne del politicamente corretto

Posted by Il Primato Nazionale on Saturday, December 7, 2019

Teatro della vicenda, il mega-evento gastronomico ‘Gelinaz’, che ha visto la partecipazione di circa 150 chef da tutto il mondo: ognuno di essi viene invitato a estrarre a sorte il nome di un altro chef della kermesse, ed è chiamato a interpretare alla propria maniera otto ricette firmate dal collega sorteggiato. l menu viene poi servito agli ospiti del proprio ristorante – in contemporanea con tutti gli altri chef coinvolti – il 3 dicembre. Il nostro Gorini si è trovato gemellato con Victor Liong, giovane chef cinese, titolare del ristorante Lee Ho Fook di Melbourne; e per esprimere — molto ingenuamente — entusiasmo per l’esito del sorteggio ha postato sui social una foto che lo ritraeva, assieme allo staff, mentre si tirava gli angoli degli occhi a mimare lo sguardo a mandorla orientale, indossando dei cappellini di carta tipico dei contadini cinesi. Foto che ha subito rimosso dopo le rimostranze di Liong, che non ha gradito il maldestro – ma sicuramente in buona fede – omaggio di Gorini, ma che è rimasta online, ahimé, per un tempo sufficiente affinché la proprietaria di un ristorante canadese ne facesse uno screenshot e lo rilanciasse accusandolo di razzismo.

Immediatamente Gorini è stato sommerso da una marea di tweet indignati, è scoppiato il caso internazionale a tal punto da scomodare l’Independent a scriverne. “Non avrei mai pensato che una foto potesse provocare tutto questo. Sono contro ogni forma di violenza e razzismo. Credo fermamente nel confronto come stimolo per la crescita mia e delle generazioni a venire. Chiedo scusa a tutti coloro che ho offeso”, si è affrettato a scusarsi l’incauto chef. Ma ormai era troppo tardi. “Victor, desidero invitarti come ospite nel mio ristorante, per celebrare il valore dei rapporti fra culture diverse e preparare insieme una cena a quattro mani“, si è così rivolto a Liong. Che ha accettato di buon grado il ‘pentimento’ di Gorini, e anzi è intervenuto per difendere pubblicamente il collega dalla bufera mediatica che lo stava sommergendo.

Gli organizzatori di Gelinaz si sono affrettati a calare le braghe di fronte al politicamente corretto e diffondere un comunicato di condanna del gesto di Gorini: “Non verrà mai più invitato nei prossimi eventi”, spiegano gravemente Andrea Petrini e Alexanda Swenden di Gelinaz!, dichiarando che “vista la situazione tutti i profitti della cena tenutasi al ristorante di Gorini saranno devoluti a un’associazione che si occupa di razzismo“. Comunicato che scade in un paternalismo imbarazzante quando conclude che “per far capire a Gorini quanto ha sbagliato, sia opportuno accompagnarlo affinché il suo sguardo sull’altro possa cambiare“.

Ormai siamo a livelli parossistici. L’antirazzismo è la forma più bieca di censura. E alla lunga soffocherà la società in un conformismo che mina la creatività, basti pensare all’impossibilità di ironizzare. Ma è solo uno degli aspetti dell’ipersensibilità post-moderna della generazione-sardine (che ovviamente sono una minoranza rumorosa e iperattiva) che non sopporta alcun confronto e vuole soffocare l’altro attraverso un clima di proibizione della parola. Non è un caso il loro slogan e non è un caso che manifestino contro l’opposizione e a favore del regime.




Un pensiero su “Chef Gorini accusato di ‘razzismo’: ha mimato gli occhi a mandorla dei cinesi”

  1. Tutto nasce da lontano, ma è stata negli ultimi anni analizzata, soprattutto nei college americani, ed enunciata nell’espressione ‘generazione fiocco di neve’. Una generazione la cui infanzia è stata segnata dall’iperprotezione. Capricciosi, suscettibili possiedono un esagerato senso del politicamente corretto che si riverbera nell’incapacità di tollerare il pensiero diverso dal loro, e siccome sono incapaci di contrastare dialetticamente l’altro, o almeno di accettarne la ‘diversità’, finiscono con l’essere estremamente aggressivi.
    Sono convinto che difficilmente la pace e la democrazia potrà rimettere le cose apposto ‘da sole’. Credo che la società del domani o sarà balcanizzata, con tanti piccoli stati regionali in precario equilibrio tra loro, ma indipendenti, alcuni ancorati alla libertà, altri soffocati dal conformismo; oppure il nazionalismo verrà sconfitto, piegato ed un governo unico imporrà a tutti il proprio credo. Per il nostro bene naturalmente.

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