Nutriscore, UE contro il cibo italiano: fa male, meglio Coca e RedBull

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Il caso Nutri-Score è all’ordine del giorno e Matteo Salvini, ospite in vari programmi tv, sta spingendo per far conoscere agli italiani la nuova normativa allo studio dell’Unione europea. Ospite di Barbara Palombelli a Stasera Italia, il leader della Lega si è presentato in studio con una bottiglia di olio: “I geni di Bruxelles metteranno un semaforo sugli alimenti – spiega indignato -. La dieta mediterranea farebbe male, il pecorino romano e l’olio italiano farebbero male. Semaforo rosso. Patatine surgelate, Coca Zero e Red Bull avrebbero semaforo verde. Pazzesco”.

Oggi, ospite di Sky Tg24, ha rincarato la dose: “Un’altra trovata europea per mettere fuorilegge la dieta mediterranea. Quindi niente olio, prosciutto e pecorino romano perché fanno male. Però beviamo Coca zero e Red Bull. Questo è quello che hanno partorito i geni del Mes”.

“Ho verificato di persona il funzionamento di “Nutriscore”, sistema che può creare danni al Made in Italy penalizzando le eccellenze alimentari del nostro Paese e ho presentato un’interrogazione prioritaria alla Commissione Europea”. Lo sostiene Silvia Sardone della Lega.

“È un sistema fuorviante e discriminatorio che paradossalmente finisce per escludere dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole”, continua l’europarlamentare, “per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta. Si rischia di promuovere cibi spazzatura e di bocciare alimenti sanissimi come l’olio extravergine di oliva considerato il simbolo della dieta mediterranea, ma anche specialità come il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano e il prosciutto di Parma”.

“L’Italia è il primo Paese dell’Unione Europea per numero di prodotti agroalimentari riconosciuti a denominazione d’origine protetta (DOP) e a indicazione geografica protetta (IGP)”, aggiunge la leghista, “non possiamo permettere che l’Europa penalizzi le nostre produzioni.

Si tratta di un’etichettatura stampata sul fronte della confezione che semplifica il giudizio su ogni alimento assegnandogli un colore e una lettera sulla scala: verde (A), verdino (B), giallo (C), arancio (D), rosso arancio (E). Verde indica maggior contenuto di nutrienti giudicati positivamente: fibre, proteine, frutta, verdura, leguminose e oleaginose. Il rosso è l’allarme per nutrienti da limitare: calorie, grassi saturi, zuccheri e sale. Il problema è che così si crea un pregiudizio sul cibo a prescindere dalla quantità consumata e da come è inserito nel contesto di una dieta. Il risultato è che la Coca cola light è verdina e lo speck rosso fuoco. Cosa che avrebbe senso se si consumassero interi pasti fatti esclusivamente di speck. Così concepito, il sistema è un siluro contro la collaudata dieta mediterranea che mescola sapientemente le materie prime tipicamente made in Italy, grande risorsa per l’export italiano.

Ma mentre l’Unione europea aveva addirittura avviato una procedura di infrazione contro il sistema a semaforo degli inglesi, quello francese, adottato furbescamente come sperimentale, non ha suscitato le ire dell’Ue. Al contrario: la Dg Sante (ovvero la direzione generale Salute e sicurezza del cibo), poco prima che la Commissione Juncker lasciasse il posto, ha prodotto un’analisi riservata che valuta positivamente i sistemi a colori per i cibi. Non è ancora un endorsement per il sistema francese, che nel frattempo ha preso piede anche in altri Paesi, vedi Spagna e Belgio. Ma di certo è la base per una futura legislazione europea che, a fronte del fatto che il sistema sta facendo proseliti in diversi Paesi dell’Unione, potrebbe raccomandarne l’adozione a tutta l’Ue pur di armonizzare le etichette.

Il documento preoccupa talmente la Lega che Matteo Salvini ha denunciato il rischio a Porta a porta: «C’è un’altra trattativa tenuta nascosta a Bruxelles, quella sul bollino sugli alimenti con semaforo rosso, giallo o verde. Alimenti come l’olio di oliva o il prosciutto San Daniele o il pecorino romano avrebbero il semaforo rosso. È un paper segreto. È una boiata pazzesca». Nulla è deciso e il governo italiano sta presentando un sistema alternativo di classificazione, ma potrebbe comunque essere tardi: il sistema dei colori banalizza la questione e proprio per questo è efficace nella comunicazione. A essere preoccupato non è il solo Salvini.

«Si rischia di sostenere, con la semplificazione, modelli alimentari sbagliati che mettono in pericolo non solo la salute dei cittadini ma anche il sistema produttivo di qualità del made in Italy», dice il presidente di Coldiretti Ettore Prandini. E per Federalimentare «nutri-score è peggio dei dazi».




2 pensieri su “Nutriscore, UE contro il cibo italiano: fa male, meglio Coca e RedBull”

  1. Tema in classe: l’Europa Unita
    Svolgimento:
    Vogliono avvelenarmi per farmi lasciare il posto ad un negro.

    ****
    Per quanto bisogni diffidare dai formaggi già grattugiati, spezzerei una lancia per il Parmigiano Reggiano. Sempre che non vengano confermate le voci che ci sono in giro riguardo a latte di dubbia provenienza. Perchè vi ricordo che i maiali che vengono usati per certi affettati dell’Alto Adige sono brasiliani. Quanta onestà, specialmente intellettuale, questi crucchi.

  2. I venezuelani dei vari siti di sinistra cosa si inventeranno per appoggiare, sempre e comunque il mostro osceno multiculturale ed imperialista della ue? Che in effetti, ‘studi scientifici’, avrebbero riconosciuto la mala salubrità dell’olio d’oliva, degli insaccati, e delle carni. Già che ci siamo, che fa bene anche al pianeta, ci dicono, iniziamo a mangiare insetti o altre schifezze in panetti di soylent green. D’altronde c’è sovrappopolazione, e se un domani dovremmo mantenere 5 miliardi di africani che si riproducono come conigli, e che servono per pagarci presunte pensioni e fare i lavori che i bianchi non vogliono fare, bisognerà pure che rinunciamo a qualcosa.

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