La base della Mafia Nigeriana nel centro profughi ripopolato dal PD

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Era dal Cara di Bari-Palese (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) e poi dal quartiere Libertà dove si erano stabiliti, che gli appartenenti alle gang nigeriane arrestati oggi dalla polizia controllavano i traffici illeciti in città e in provincia. L’indagine, coordinata dalle pm della Dda di Bari Simona Filoni e Lidia Giorgio, ha accertato che diversi episodi di aggressioni avvenuti negli ultimi anni all’interno del centro di accoglienza, violenza sessuale su connazionali, risse e accoltellamenti, sarebbero riconducibili alle attività delle gang, ritenute vere e proprie associazioni per delinquere di stampo mafioso con suddivisione gerarchica dei ruoli, rituali di affiliazione, ricorso alla violenza e alla intimidazione.

Tra le principali fonti di guadagno dei gruppi criminali nigeriani presenti a Bari e documentate in questa inchiesta ci sono lo sfruttamento della prostituzione e l’accattonaggio davanti ai supermercati.

Gli arrestati sono tutti accusati di aver fatto parte, insieme a numerose altre persone non identificate, di due distinte associazioni a delinquere di stampo mafioso, di natura cultista, operanti nella provincia di Bari quali cellule autonome delle fratellanze internazionali denominate “Supreme Vikings Confraternity – Arobaga” e “Supreme Eiye Confraternity”, che hanno agito per lungo tempo allo scopo di ottenere il predominio sul territorio barese e di gestire i propri affari illeciti.

GLI INDAGATI ARRESTATI

TRINITY Gbidy, 23 ANNI, OMOTI Ernest, 21 anni, OMOTI Benjamin, 27 anni, GOD WIN Christian , 21, ACHOKWU Kenet, 28, GODDAY Okoh 35, ILEGBUNAM Ebuka, 26, OKOINEMIN Benjamin 26, OBINYAN Timothy, 32, AUGUSTINE John , 24, OBI Solomon, 27, PAUL God Day 22, OBAZELU Favour 40, OGBOI Monday , 29, AGEDU Gods Pawara, 29, VICTOR Sunday, 24, OMOBIDO Abibu, 25, THOMAS Harrison , 32, AHMED Shaban, 29, JOHN Vincent, 25, AKHABUE Richard, 28, OSAZVWA Felix, 31, JOHN Nosa, 33, OPALEYE Olatunde,38, OGHORUYI Osas, 29, SUNDAY Otaniyen, 34, MAXWELL Peter, 28, ONI Iyobor, 39, DICKSON Uwa, 27, GODWIN Blessing, 33, OSAWAMWENZE Igbinosa Kate, 47 e OSAKPMWAN Tracy, 29.

Si sono registrati casi di inaudita violenza nei confronti di coloro che non accettavano di aderire alle confraternite o che non ne rispettavano le regole. Le vittime hanno raccontato agli investigatori di veri e propri pestaggi, frustate, pugni, calci e bastonate con l’utilizzo di spranghe, mazze e cocci di bottiglia. Nei confronti delle donne nigeriane, in particolare, è emersa anche la vessazione psicologica riservata ad un ceto ritenuto inferiore, buono solo a soddisfare le esigenze sessuali della comunità maschile e, soprattutto, a produrre denaro attraverso lo sfruttamento della prostituzione; in tal senso è risultata, ad esempio, emblematica la figura delle c.d. “blu queen”, donne considerate una merce di proprietà esclusiva del gruppo degli “Eyie” dopo essersi sessualmente concesse ai capi e destinate a gestire, per loro conto, le giovani prostitute fatte entrare nel C.A.R.A.
Una delle principali attività illecite condotte dalle associazioni mafiose in questione è stata proprio quella dello sfruttamento della prostituzione.

Si ricorda, ad esempio, il caso della tratta e riduzione in schiavitù di una donna nigeriana gestito da uno degli indagati, VICTOR Sunday il quale, dopo averla accompagnata su una delle tante imbarcazioni di clandestini che giungono in Italia dalla Libia ed averla fatta entrare abusivamente nel C.A.R.A, le ha imposto di prostituirsi e consegnare i ricavi al gruppo; alla sua ribellione, la donna è stata punita con ripetute violenze fisiche, sino ad arrivare ad accendere il focolaio di una vera e propria rissa tra bande il 22 marzo 2017. Insieme a lei, veniva punito anche il compagno.

Si sono registrati numerosi casi analoghi durante le indagini. I servizi di intercettazione telefonica ed i riscontri sul territorio hanno accertato che uno dei principali interessi delle bande criminali era quello di fare entrare clandestinamente le connazionali nel Centro di accoglienza e farle prostituire e se, in una fase iniziale, si è notato che tale pratica veniva gestita solo all’interno del C.A.R.A, in un secondo momento si è compreso che i malviventi fornivano prostitute a clienti anche al di fuori della Struttura, per le strade o nelle abitazioni cittadine.

A tal fine, infatti, gli appartenenti ai gruppi di derivazione cultista “ Vikings” e gli “Eiye” si sono estesi arrivando ad occupare immobili in questo centro, adibiti al meretricio, nonché le strade sulle quali collocare le giovani vittime da fare prostituire. Si è verificato, inoltre, un ‘asservimento’ delle “maman” nigeriane che operano a livello locale alle richieste delle due gangs relative alla necessità di dover “piazzare” ragazze in strada per farle prostituire.

LE ELEMOSINE DAVANTI AI SUPERMERCATI

Altra attività delinquenziale portata avanti dalle due associazioni è stata quella dello sfruttamento dei nigeriani che mendicano davanti ai supermercati ed altri esercizi commerciali di Bari e provincia. Anche in questo caso, i servizi di intercettazione telefonica hanno delineato uno spaccato di vita e di criminalità all’interno della comunità nigeriana ben chiaro, peraltro confortato anche dalle parole delle vittime che hanno confermato agli investigatori la sottomissione al pagamento del ‘pizzo’ sui loro miseri ricavi, con consegna di denaro agli esponenti delle gangs o con ricariche telefoniche sulle utenze di costoro.

Le indagini della Polizia, coordinate dalla DDA di Bari, hanno fatto luce sia sul fenomeno associativo nel suo complesso, sia sui singoli e gravi fatti che hanno afflitto il territorio barese negli ultimi anni determinando anche un notevole allarme sociale e pericoli per l’ordine e la sicurezza pubblica. Gli episodi che hanno destato un gravissimo allarme sociale sono stati dapprima trattati singolarmente. La loro comprensione ed il loro inserimento in un più complesso ed articolato quadro, sono stati possibili soltanto grazie alla creazione di una squadra di investigatori dedita alla osservazione del fenomeno.

L’accoltellamento di una donna nigeriana nel gennaio 2017, la già citata rissa del 22 marzo 2017 con gravi ferimenti di alcuni dei partecipanti, un altro scontro all’interno del C.A.R.A. dell’8 maggio 2017, in cui perse la vita uno dei nigeriani corrissanti appartenente alla compagine dei “Vikings”, ed ancora una rissa nell’agosto dello stesso anno per le strade del quartiere Libertà ed uno stupro di gruppo commesso all’interno del C.A.R.A. ai danni di una ragazza nigeriana nel mese di marzo 2017, sono solo alcuni dei violenti episodi che si sono verificati nel Capoluogo e che hanno caratterizzato il perdurante contrasto tra i due gruppi criminali.

Fra l’altro, i dati pian piano acquisiti alle indagini si sono dimostrati perfettamente sovrapponibili agli esiti investigativi che, nel frattempo, molte altre Squadre Mobili in Italia hanno sviluppato in quel periodo, a conferma del fatto che la mafia nigeriana si è radicata i molte zone del territorio nazionale (dal Veneto alla Sicilia, dal Piemonte alla Campania, dalle Marche alla Puglia) con numerosi insediamenti di cellule di ispirazione cultista, tutte votate a perseguire i medesimi obiettivi delinquenziali e tutte operanti secondo le classiche metodologie mafiose improntate alla violenza, all’assoggettamento e all’omertà.

NEL 2011 L’ALLARME DELL’AMBASCIATA

Già nel 2011 l’Ambasciata Nigeriana a Roma emanava una nota in cui si leggeva “ nuova attività criminale di un gruppo di nigeriani appartenenti a sette segrete, proibite dal governo a causa di atti violenti: purtroppo ex membri sono riusciti ad entrare in Italia e hanno fondato nuovamente l’organizzazione qui, principalmente con scopi criminali”.

La voluminosa informativa di reato depositata dalla Squadra Mobile alla Procura della Repubblica nell’aprile del 2019, nella quale sono state individuate responsabilità a vario titolo di ben 50 cittadini nigeriani per i reati sopra descritti, ha ben evidenziato le forme organizzative delle due associazioni criminali. Le gangs in esame – inquadrate nel più ampio scenario internazionale delle confraternite universitarie sorte in Nigeria agli inizi degli anni ’50 per contrastare una Università di élite frequentata solo da studenti facoltosi, legati al mondo coloniale – erano volte a favorire gli studenti poveri promettenti, per poi, negli anni ’70/’80, essere finanziate ed armate dai leader militari.

Esse sono strutturate in forma verticistica e militare, e traggono la loro forza dall’intimidazione, dalla violenza e dall’assoggettamento omertoso inculcato nelle vittime; si caratterizzano, al pari delle mafie nostrane, per i rituali di affiliazione – paragonabili a vere e proprie prove di forza difficilmente superabili, in quanto basate su primitive pratiche di sofferenza corporale – per l’utilizzo di codici interni e di vocaboli pregni di un simbolismo pressoché incomprensibile, e per una rigida suddivisione dei ruoli, così da risultare impenetrabili ed altamente efficienti.

OLTRE 74 MILIONI DI EURO IN PARTENZA DALL’ITALIA

La presenza delle gang nigeriane in forma associativa costituisce una realtà sempre più diffusa sul territorio nazionale, sebbene la loro esistenza ed operatività sia di difficile accertamento. Basti pensare alla crescita esponenziale dei flussi di denaro dall’Italia verso la Nigeria rilevatasi nel corso degli ultimi anni: soltanto nell’anno 2018, le rimesse di denaro dall’Italia alla Nigeria, come rilevato dalla Banca d’Italia, sono state pari a 74,79 milioni di euro, corrispondenti al doppio di quelle dell’anno 2016. E ciò sul dato di una popolazione nigeriana presente in Italia stimato, alla data del 30.06.2019, in circa 105 mila presenze, in prevalenza uomini e senza contare che la comunità dei nigeriani ha in Italia il più basso tasso di occupazione ( 45,1% in confronto al 59,1% dei non comunitari ) ed il più alto tasso di disoccupazione (34,2% contro il 14,9 dei non comunitari).

E’ in costante aumento, tra l’altro, anche il numero di donne nigeriane sbarcate in Italia: basti pensare che nel 2013 sono sbarcate nel nostro paese n.433 giovani donne nigeriane, fino ad arrivare, soltanto a metà dell’anno 2017, a più di 5000 unità.




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