Avvocati incitano immigrati a mentire per ottenere asilo: “Fingetevi di un paese in guerra” – VIDEO

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E’ un sistema ridicolo e farraginoso che permette la permanenza per anni di richiedenti asilo che non hanno alcun diritto di stare in Italia, basta (bastava visto che i decreti Salvini hanno messo fine ai ricorsi a spese dei contribuenti) un avvocato delle coop e i ricorsi bloccano l’espulsione.

Anni per scoprire che i pakistani non hanno diritto di stare in Italia. La prima sezione civile della Corte Suprema ha rigettato, o dichiarato inammissibile, almeno una decina di richieste negli ultimi due mesi.

Ma come è possibile leggere nei provvedimenti depositati negli ultimi sessanta giorni, i richiedenti «protezione umanitaria» hanno sempre «narrato vicende» che i giudici hanno ritenuto «inverosimili».

Come quella del nigeriano che sarebbe rimasto «vittima della violenza della matrigna, causata da un banale episodio di danno patrimoniale determinato dalla perdita di combustibile di cui la donna era commerciante».

O come la storia descritta da un altro nigeriano, «ingiustamente accusato dal padre di aver ucciso la madre e dalla polizia di aver assassinato un amico»: l’uomo «dichiarava di temere, in caso di rientro in Patria, sia la ritorsione del genitore sia il fatto di essere imprigionato e condannato per l’omicidio dell’amico».

Ma c’è anche chi si è limitato a denunciare «genericamente» che il proprio Paese «versa in una situazione di complessivo degrado sociale» e che è in atto «una violazione dei diritti dell’uomo», come ha fatto un cittadino del Bangladesh.

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Un giovane pakistano, invece, aveva chiesto «il riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria» per aver commesso un omicidio insieme con il fratello e per essere poi fuggito «lasciando i suoi prossimi congiunti nel luogo di origine, esposti alla rappresaglia della famiglia rivale (quella del presunto ucciso)». «La narrazione dei fatti — si legge nell’ordinanza che ha dichiarato inammissibile il ricorso del ragazzo di Islamabad— è del tutto non credibile e assolutamente inverosimile».

Il maliano e la violazione dei diritti fondamentali – E non risulta credibile neppure il maliano costretto a fuggire dallo Stato dell’Africa occidentale a causa della «significativa compromissione dei diritti fondamentali inviolabili»: per la Corte Suprema, infatti, «il Mali non è caratterizzato da una situazione di violenza indiscriminata».

«Non credibile, vaga, superficiale e contraddittoria» è anche la vicenda narrata da un senegalese che aveva denunciato «mere liti familiari»: per i giudici, «l’inattendibilità del racconto evidenzia la carenza di ragioni umanitarie da porre a fondamento del riconoscimento della protezione in parola».

Infine c’è chi arriva dal Gabon ed è perseguitato per aver aderito a «un partito politico di opposizione, finendo anche in carcere», e poi a «quello di maggioranza e di governo, per convenienza». Un cambio di casacca che a qualcuno non è piaciuto.

E poi, ovviamente, ci sono quelli che si fingono gay su dritte del mondo LGBT:

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