La storia nascosta dei campi di concentramento per italiani in America

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Nel 1942 oltre 600.000 italiani che risiedevano negli Stati Uniti divennero, improvvisamente, nemici pubblici. Internati, deportati o perseguitati.

Chi non venne internato in campi di concentramento divenne oggetto di continue ispezioni e perquisizioni, con la polizia politica che irrompeva nelle loro case alla ricerca di pistole, torce elettriche, macchine fotografiche, radio a onde corte. Tutti oggetti che non potevano detenere.

Particolarmente dura fu la vita degli Italiani in California, per via del ‘pericolo giapponese’: in 10.000 vennero deportati e spostati in alte zone dello Stato ritenute “meno strategiche”. Chi faceva il pescatore vide la propria barca confiscata. L’obbligo di coprifuoco era alle 8 di sera.

Nel 2010 gli Italiani hanno ricevuto le scuse dello Stato della California per le persecuzioni durante la seconda guerra mondiale.

Anche prima che la guerra scoppiasse, l’FBI aveva compilato liste di proscrizione di italiani, tedeschi e giapponesi che erano considerati pericolosi. Tra gli italiani, c’erano giornalisti, insegnanti di lingua e uomini attivi in ​​gruppi reduci italiani. Dopo Pearl Harbor, circa 250 sono stati inviati ai campi di concentramento in Montana, famoso quello di Fort Missoula.

A San Francisco, il padre di Joe DiMaggio, Giuseppe non poteva più andare al ristorante di famiglia sul molo perché da maschio italiano non aveva il diritto a muoversi “più di cinque miglia senza permesso”.

L’applicazione delle persecuzioni non è stata lineare. Sulla costa orientale, dove risiedeva una numerosa popolazione italiana, non vi fu alcun trasferimento forzato. In California, soprattutto nel nord, si.

Nella Bay Area, Pittsburg, sede di Camp Stoneman, punto di partenza per le truppe del Pacifico, circa 2.000 italiani furono cacciati e deportati.

Si trattò, in gran parte, di scelte obbligate, visto che eravamo nemici in guerra, ma è bene ricordarselo ogni tanto, quando si sente parlare di ‘persecuzioni’. La fortuna degli italiani e tedeschi residenti in Usa fu che il loro paese di residenza vinse la guerra piuttosto in fretta, se fosse accaduto il contrario, con una guerra lunga che, magari, avesse minacciato davvero le coste americane, è probabile che la persecuzione avrebbe assunto livelli diversi, di un tipo che è stato visto in Europa.




5 pensieri su “La storia nascosta dei campi di concentramento per italiani in America”

    1. Non so cosa intendesse lui, ma a partire dal 30 marzo del 41 (e nota bene che teoricamente gli USA erano ancora neutrali) qualche nave è saltata. Quasi tutte nostre in effetti, navi che si erano rifugiate nel porto più vicino allo scoppio della guerra e che immagino siano state affondate per evitare la cattura.
      Poi c’era anche il piano di Borghese per un raid a New York ma purtroppo non si è fatto.

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