Eroi di Londra in Italia sarebbero indagati per “eccesso di legittima difesa”

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Carlo Biffani, esperto di sicurezza e autore di un manuale su come comportarsi in caso di attacco terroristico.

Malgrado io sia totalmente convinto della necessità di fare in modo che coloro i quali si trovano a stretto contatto con l’assalitore applichino principi di autodifesa e ragionino, se ne hanno il modo, anche in termini di contrasto della minaccia, ribadisco, laddove possibile, resto dell’idea che in circostanze come quelle di Londra il nostro sistema giudiziario, avrebbe contemplato l’ipotesi di incriminare per una serie di reati chi ha solo cercato di difendersi

Tanto i cittadini che avessero tentato con l’uso della forza di fermare l’assalitore e lo avessero bloccato in attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine, quanto gli stessi agenti si sarebbero trovati indagati per ipotesi di reato gravissime. Mi chiedo anche, conseguentemente a quanto accaduto a Londra, quale avrebbe potuto essere il comportamento dei nostri poliziotti di fronte alla necessità di fare fuoco contro una persona disarmata e ferma a terra, senza pensare prima di tirare il grilletto alle azioni giudiziarie che sarebbero inevitabilmente seguite

In pochi secondi gli agenti inglesi hanno dovuto decidere di sparare a una persona a terra, soltanto perché sospettavano che potesse quindi farsi saltare in aria, agendo in maniera letale unicamente, varrà la pena ribadirlo, sulla base di un sospetto. Le nostre forze di polizia, e in special modo gli uomini delle squadre antiterrorismo hanno tutte le capacità tecnico-operative per intervenire in maniera adeguata e per porre fine ad una simile minaccia. Temo però che un “vulnus” potrebbe essere rappresentato dalla consapevolezza che, già nelle ore immediatamente successive alla eliminazione del pericolo, seguirebbero ineluttabilmente – come previsto dal nostro ordinamento – una serie di azioni che vedrebbero i protagonisti quantomeno iscritti nel registro degli indagati, sospesi dal servizio e dallo stipendio, ed in balia di tribunali e di spese processuali che dovrebbero affrontare da soli, negli anni a seguire.

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Sono sicuro del fatto che noi tutti ben si comprenda come questo tipo di “vulnerabilità tecnico giuridica” sia assolutamente e totalmente inconciliabile con la drammaticità della situazione che viviamo e con la violenza delle azioni che costoro portano a compimento ai danni di civili inermi. La minaccia terroristica e questo genere di episodi, vuoi per fenomeni direttamente correlati al jihad che per semplici motivi di emulazione, non saranno destinati ad esaurirsi nel breve periodo. Per questo credo che sia necessario, anzi indispensabile, ragionare sulla possibilità di modificare alcuni passaggi essenziali dal punto di vista delle garanzie da riconoscere a chi interviene in circostanze simili, per fare in modo di non disincentivare la volontà dei singoli cittadini e soprattutto per non porre le forze dell’ordine in condizione di non poter fare ciò che va fatto.

Nessuno, che sia un privato cittadino o un poliziotto, che abbia agito secondo logica e in maniera adeguata e proporzionale – secondo i principi che ispirano anche la norma sulla Legittima Difesa – deve doversi preoccupare delle conseguenze penali del proprio gesto e della propria azione. Rischieremmo altrimenti di fare in modo che ragionamenti di carattere speculativo ostacolino la successione delle azioni necessarie a contrastare ed eliminare la minaccia rendendo vana la tempestività della risposta, il coraggio dei singoli e la preparazione delle nostre forze di polizia.




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