Bologna, il PD raddoppia il campo nomadi: italiani assediati

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Il campo nomadi di via Erbosa a Bologna è un’area sosta aperta 20 anni fa. Doveva essere temporanea, ma è ancora lì. E adesso il Comune Pd ha deciso di “superarla”, aprendo due nello stesso quartiere. Geniali.

A ottobre del 2017 il Comune emiliano approva il Programma per l’individuazione delle microaree familiari Rom e Sinti. Il nome è altisontante, ma dietro – dice Marco Lisei, consigliere di Fdi – “si nasconde la fregatura”. Il piano definisce le grandi aree sosta una “fonte di disagio per la cittadinanza” (verissimo) e di “esclusione sociale per chi vi risiede”. Vanno superate. Per farlo, tra la “pluralità di soluzioni” indicate dalla legge regionale (approvata dalla ditta Pd “Bonacini&co”), Merola sceglie di puntare sulla creazione di “microaree familiari pubbliche e private”. In sostanza il campo nomadi verrà diviso per crearne due di dimensioni minori “con le caratteristiche proprie dei campi già presenti nelle aree comunali” (sic!). Nella sostanza, quindi, cambia poco o nulla: i Sinti abiteranno ancora nelle case mobili, ma in microaree “di dimensioni atte all’accoglimento di massimo 4 famiglie su un’unica area asfaltata”. In totale 15 persone. “Il disagio così lo polverizzi – ragiona un residente – Stai moltiplicando il problema. Ed è pure peggio”.

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Per gli abitanti del Navile la notizia è un colpo doppio. A ottobre 2017 il consiglio di quartiere delibera l’approvazione del Programma sinti proposto dal Comune. Le aree indivuate sono due, una in via della Selva Pescarola e l’altra in via del Gomito. I cittadini insorgono. Una raccolta firme costringe l’amministrazione a incontrare i residenti, ma ormai il piano è approvato. C’è poco da fare. L’opera delle due microaree ottiene un finanziamento dalla regione Emilia Romagna di 250mila euro, più altri 63mila messi a disposizione dal Comune. Totale: 313mila euro. È vero: nella microarea le famiglie Sinti dovranno pagare un canone mensile (come quello per le case popolari), firmeranno una convenzione, dovranno “provvedere al regolare pagamento delle utenze”, “mantenere corretti rapporti di vicinato” e “effettuare la manutenzione ordinaria della microarea”. La domanda dei residenti è: lo faranno? A giudicare dalla condizione dell’area sosta di via Erbosa, e dalla morosità nel pagamento delle quote, i dubbi sono legittimi. “È una pia illusione”, dice Umberto Bosco, consigliere leghista. Gli fa eco un residente: “Se non pagavano in passato, perché dovrebbero iniziare adesso?”.




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