17enne italiano sgozzato e crocifisso da islamici: magistrato assolve complice

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Ambera

Salij non ha responsabilità penali per l’omicidio di Ismaele Lulli, 17enne di Sant’Angelo in Vado (Pesaro Urbino) ucciso per gelosia il 19 luglio 2015 dal giovane fidanzato albanese della ragazza con la complicità di un connazionale, entrambi condannati all’ergastolo. La procura di Urbino ha chiesto al gip l’archiviazione della posizione della 23enne sulla quale pendeva l’accusa di concorso in un reato diverso da quello voluto. La ragazza macedone (etnia albanese ndr), per anni residente a Lunano nel Pesarese, ebbe una breve relazione con Ismaele scoperta dal fidanzato della giovane, Igli Meta, residente a Urbania, al tempo 20enne, dedito allo spaccio di droga. Questi meditò la vendetta inducendo la ragazza a chiamare Ismaele per un nuovo incontro: si presentarono Igli e l’amico; portarono il 17enne in cima a una collina di Sant’Angelo, lo legarono a una croce, e gli tagliarono la gola. Nei confronti della ragazza, scrive il procuratore Andrea Boni, “non esistono elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio”.

Lo hanno sgozzato fino quasi a decapitarlo, che era il loro obiettivo secondo la confessione. Poi lo hanno crocifisso:

Crocifisso e sgozzato, la tragica fine di chi frequenta gli immigrati

I due albanesi erano musulmani ossessionati dal Ramadan. Lui si chiamava Ismaele.

E lei:

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