Profugo islamico voleva avvelenare acquedotti italiani: ci voleva morti per asfissia

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È accusato di associazione con finalità di terrorismo perché ritenuto appartenente al gruppo jihadista islamico dell’Isis, Amin Al Hai, il profugo palestinese di 39 anni, di origini saudite, arrivato in Sardegna dai campi allestiti in Libano e ora rinviato a giudizio dal gup del Tribunale di Cagliari Giampaolo Casula.

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Gli stessi campi da cui stamani sono arriva un centinaio di immigrati con i famigerati corridoi umanitari.

In precedenza era stato accusato di aver progettato un attentato che prevedeva l’avvelenamento con una proteina tossica dell’acquedotto di Macomer, in provincia di Nuoro, dove il richiedente asilo viveva.

Concluse le indagini, i pm della direzione antiterrorismo, Guido Pani e Danilo Tronci, non hanno però trovato prove sufficienti per procedere anche con questa accusa, nemmeno nell’ipotesi del tentativo. Al momento il giudice ha indicato la Corte d’assise di Sassari come sede del processo, ma nelle prossime ore si potrebbe decidere per Cagliari.

Amin Al Hai, difeso dall’avvocata Angela Luisa Berria, era stato arrestato nel settembre 2018 su ordine di custodia cautelare della Gip Lucia Perra. Dopo una parentesi nel carcere nuorese di Badu ‘e Carros, era stato trasferito a Sassari dov’è tuttora detenuto. A inchiodarlo ci sarebbe una intercettazione di un parente che ammetterebbe la sua appartenenza all’Isis.

Al Haj secondo la ricostruzione degli inquirenti Guido Pani e Danilo Tronci della Direzione distrettuale antimafia della Procura cagliaritana lavorava a un piano criminale che prevedeva lo sversamento nelle condutture, nelle falde acquifere, negli acquedotti o nei serbatoi di quel centro abitato della “ricina”.

In breve tempo questa sostanza tossica, ricavata dalla pellicola interna del seme del ricino, nei programmi avrebbe raggiunto abitazioni e territorio circostante: la morte sarebbe sopraggiunta per asfissia, nel caso di un contatto con le vie respiratorie, o per vomito, crampi e dissenteria in caso di ingerimento. In alternativa l’imputato aveva pensato anche di utilizzare l’antrace o i pesticidi Methomyl e Lannate 90, più potenti dei topicidi, veleni ad azione rapida in esseri umani e animali. Pochi milligrammi sarebbero letali per un cane, un bicchiere potrebbe ucciderne un centinaio.




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